“Vivere come lui. Nguyen Van Troi. Simbolo della lotta di liberazione del Vietnam”

11377327_914002981989901_2673098122482233529_n.jpg– di Thi Quyen Phan –

Nell racconto spontaneo e coinvolgente della giovane moglie, Phan Thi Quyen, si delinea la figura di Nguyen Van Troi, divenuto il simbolo internazionale delle lotte di liberazione dei popoli contro il colonialismo.

È il racconto del sacrificio della felicità personale alla causa della libertà e dell’indipendenza del Vietnam, oppresso, da oltre un secolo, dalla dominazione coloniale delle potenze imperialiste, Francia, Giappone e Stati Uniti.
Nguyen Van Troi, davanti al plotone di esecuzione e ai giornalisti invitati ad assistervi, rivendica la giustezza della sua azione rivoluzionaria (è condannato a morte per aver tentato di dinamitare un ponte sul quale avrebbe dovuto passare Mc-Namara, segretario alla Difesa degli USA) e proclama la sua fede nella causa della liberazione della sua patria. Il sacrificio della sua giovane vita, si inserisce nel grande, generale movimento rivoluzionario della guerra di popolo che, a sua volta, affonda le radici in una aspirazione millenaria, – all’indipendenza del popolo vietnamita.
L’introduzione al libro, curato da Adriana Chiaia, si propone di inquadrare la mirabile vicenda di Nguyen Van Troi nel suo contesto storico.
A questo scopo ci si è serviti soprattutto di documenti originali vietnamiti, con ampie citazioni degli scritti di Vo Nguyen Giap, di Ho Chi Minh, e di testi tratti da Études Vietnamiennes. Si è inoltre fatto ricorso alle opere dello storico Jean Chesneaux e della ricercatrice Enrica Collotti Pischel, studiosi dei problemi dell’Estremo Oriente ed in particolare delle rivoluzioni cinese e vietnamita.
Il libro è arricchito da due schede tematiche a cura di Alessandro Pagani, la prima sulla Guerra chimica, cui gli Stati Uniti hanno fatto ampiamente ricorso nel Vietnam e sulle sue conseguenze, e la seconda su I movimenti di lotta contro la “sporca guerra” nel Vietnam, sorti negli stessi Stati Uniti.

 

Qui sotto la recensione del libro da parte di Resistenze.org

Phan Thi Quyen: Vivere come lui
Nguyen Van Troi – simbolo della lotta di liberazione del Vietnam

Traduzione di Lucio Bilangione
Introduzione di Adriana Chiaia

Schede a cura di Alessandro Pagani

Zambon editore http://www.zambon.net – 2014 – pp. 304 – prezzo 15,00

Dalla scheda dell’editore:
Nel racconto spontaneo e coinvolgente della giovane moglie, Phan Thi Quyen, si delinea la figura di Nguyen Van Troi, divenuto il simbolo internazionale delle lotte di liberazione dei popoli contro il colonialismo. È il racconto del sacrificio della felicità personale alla causa della libertà e dell’indipendenza del Vietnam, oppresso, da oltre un secolo, dalla dominazione coloniale delle potenze imperialiste, Francia, Giappone e Stati Uniti.

Nguyen Van Troi, davanti al plotone di esecuzione e ai giornalisti invitati ad assistervi, rivendica la giustezza della sua azione rivoluzionaria (è condannato a morte per aver tentato di dinamitare un ponte sul quale avrebbe dovuto passare McNamara, segretario alla Difesa degli USA) e proclama la sua fede nella causa della liberazione della sua patria. Il sacrificio della sua giovane vita, si inserisce nel grande, generale movimento rivoluzionario della guerra di popolo che, a sua volta, affonda le radici in una aspirazione millenaria, – all’indipendenza del popolo vietnamita.

Le parole d’ordine lanciate da Nguyen Van Troi: “Viva il Vietnam! Viva Ho Chi Minh!” che si sovrappongono alle scariche di fucileria, sintetizzano la lotta armata del FNL del Sud per respingere l’aggressione neocolonialista degli Stati Uniti e la difesa della Repubblica democratica socialista al Nord.

Il suo sacrificio, come quello di milioni di suoi compatrioti, non fu vano, ma ci vollero più di vent’anni perché il popolo vietnamita, guidato dal Partito dei Lavoratori del Vietnam e dal Fronte Nazionale di Liberazione conquistasse infine, il 30 aprile del 1975, la sua libertà e indipendenza.

L’introduzione al libro si propone di inquadrare la mirabile vicenda di Nguyen Van Troi nel suo contesto storico. A questo scopo ci si è serviti soprattutto di documenti originali vietnamiti, con ampie citazioni degli scritti di Vo Nguyen Giap, di Ho Chi Minh, e di testi tratti da Études Vietnamiennes. Si è inoltre fatto ricorso alle opere dello storico Jean Chesneaux e della ricercatrice Enrica Collotti Pischel, studiosi dei problemi dell’Estremo Oriente ed in particolare delle rivoluzioni cinese e vietnamita.

Il libro è arricchito da due schede tematiche, la prima sulla Guerra chimica, cui gli Stati Uniti hanno fatto ampiamente ricorso nel Vietnam e sulle sue conseguenze, e la seconda su I movimenti di lotta contro la “sporca guerra” nel Vietnam, sorti negli stessi Stati Uniti.

Dall’introduzione di Adriana Chiaia della redazione italiana della Casa editrice Zambon (pag. 157)
[…] Nelle periferie delle nostre città, tra i rutilanti palazzi a venti piani dei condomini e le luci dei supermercati, resistono ancora i casermoni delle case popolari. Sui loro muri, all’altezza del pianterreno, sono affisse numerose lapidi dedicate ai partigiani: un nome, un cognome, le date di nascita e di morte. Ogni 25 Aprile le sezioni locali dell’ANPI vi depongono corone d’alloro.

Come Nguyen Van Troi, erano ragazzi sui vent’anni e sono caduti per liberare il nostro Paese dall’invasore na­zista e dalla piaga fascista.
Affinché il loro sacrificio non sia vano, raccogliamo il testimone. Continuiamo la loro lotta contro i rigurgiti neo-nazisti e neo-fascisti, contro il razzismo e la xenofo­bia, contro il revisionismo e l’opportunismo e, soprattut­to, per abolire il capitalismo imperialista che li genera e li alimenta tutti e per instaurare una società libera dallo sfruttamento e dall’oppressione: la società socialista.

Facciamo nostre le parole che Alcide Cervi, papà Cer­vi, pronunciò ai funerali dei suoi sette figli fucilati dai fascisti: “Dopo un raccolto ne viene un altro, andiamo avanti!”

Dalla lettera della compagna “X” consegnata a Phan Thi Quyen – moglie di Nguyen Van Troi (pag.253):
[…] Non posso essere al tuo fianco per condividere il dolore con te. So che soffri, è normale, ma sono anche certa che ti sentirai orgogliosa. Anche noi ci sentiamo orgogliose di avere un com­pagno la cui morte ha scosso il paese e il mondo intero. Ieri ab­biamo ascoltato “La Poesia”, di Radio Hanoi. Il poeta To Huu, autore di “Avanti”, ha recitato al microfono una poesia dedica­ta a Troi. Ci dispiace non aver copiato le parole, ma tra qualche giorno riceveremo il testo da parte di un gruppo di studenti che raccolgono le poesie di To Huu. I nostri scrittori e poeti hanno usato i termini più nobili per esaltare la figura di “quel grande giovane, la stella più luminosa dall’epoca di Ho Chi Min”.

La sua morte è stata tanto grandiosa che gli studenti e gli operai che conosco dicono: “se si deve morire, che sia come lui”. Hanno ritagliato le sue fotografie dai giornali e le hanno attac­cate alle agende. Un gruppo ne ha raccolte decine e le ha appese una dopo l’altra in sequenza, come se fossero le scene di un film: si vede Troi, da quando esce dalla cella dei condannati a morte fino al momento in cui ha lanciato il suo ultimo appello. La sua vita di semplice operaio elettricista è diventata oggi un esempio glorioso per gli studenti e gli operai.

Alcuni hanno proiettato clandestinamente le immagini girate dai giornalisti dei suoi ultimi momenti di vita. Non sai che un gruppo di giovani ha eretto monumenti in sua memoria nel cuore stesso della città, sul ponte di Da Kao, di fronte allo stadio della Repubbli­ca, e perfino all’interno della stessa prigione di Chi Hoa? Tu sai bene quanto è sorvegliata quella prigione, ma nonostante tutto, un gruppo è riuscito a entrare e collocare una stele accanto al luogo dell’esecuzione. L’hanno anche fotografata prima di ri­tirarsi. Molte delle persone che hanno visto la foto dubitavano che tale azione avesse potuto realmente essere messa in pratica. Più tardi hanno dovuto convincersi della veridicità del fatto, confermato anche dalle stesse guardie della prigione.

Il nemico ha creduto che assassinando Troi, avrebbe colpito a morte il movimento rivoluzionario, ma l’effetto è stato l’esat­to opposto. I nostri compagni vengono a chiederci di affidar loro missioni nelle quali possano liquidare degli yankee per vendi­carlo. La campagna di reclutamento “Diffondere Nguyen Van Troi” ha avuto grande successo. Tutta la nostra “catena” si è impegnata a seguire il suo esempio, il suo modo di fare, le sue parole e la sua vita, […]