Allerta che cammina…la Misiòn Milagro in Africa

unknown1Di Alessandro Pagani (ANROS Italia)

“Sessant’anni fa, proprio in questi stessi giorni, in queste stesse ore, si consumò l’atto terrorista più grande della storia. Un vero e proprio genocidio commesso dall’imperialismo nordamericano; Sessant’anni fa esplodevano le bombe atomiche nelle città di Hiroshima e Nagasaki. Rammentiamo con tristezza siffatti eventi e rendiamo tributo alle vittime di quegli atti terroristi di carattere squisitamente genocida; rendiamo omaggio al dolore, e segnaliamoli come le azioni terroristiche più grandi che ricordi la storia. Oggi, a distanza di Sessant’anni, come allora in mezzo a quei popoli quivi summenzionati furono fatte esplodere quelle bombe atomiche per seminare la morte; Oggi, dove siamo riuniti, nella Valle di Caracas, sta esplodendo una bomba atomica per la vita: la Gioventù del mondo è qui presente!” Queste sono le parole del comandante Hugo Chávez durante la cerimonia di apertura del Sedicesimo Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti che si svolse a Caracas dal 8 al 12 agosto del 2005. Oggi a distanza di dieci anni da quell’evento, un’altra “bomba per la vita” è in procinto di esplodere: la Missione “Milagro Negro”, testamento politico e rivoluzionario che Chávez ha lasciato nelle mani di tutti i sinceri rivoluzionari di tutto il pianeta. Il testamento è chiaro: salvare i’umanità dalle guerre e dalla fame, dalle malattie e dalla miseria, attraverso progetti medico-sociali come la Misiòn Milagro. Ma andiamo per ordine e cerchiamo di comprendere con più precisione di cosa tratta questa missione, nata nel 2004 dall’idea di Fidel Castro e Hugo Chávez.

La Missione Miracolo: morale e luce verso il pieno diritto a vivere dignitosamente

misic3b3nmilagro

La “Missione Miracolo”, è un’iniziativa congiunta dei governi rivoluzionari della Repubblica di Cuba e della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Trattasi di una campagna con un grande contenuto sociale e umanitario, che non fa nessuna discriminazione di carattere sociale, razziale, religioso, politico o di età tra i pazienti. Le operazioni che sono effettuate nelle condizioni oggettive presenti nei paesi dove si agisce – tutte realizzate in forma gratuita – stanno curando non poche malattie oftalmologhe presenti in quei cittadini del “sud” del mondo. Dal 11 agosto del 2004, giorno nel quale ebbero inizio le prime cinquanta operazioni, Cuba ha lanciato una vera è propria battaglia per la vita per salvaguardare e far tornare la vista in Dieci anni a non meno di Sei milioni di malati latinoamericani che non potevano essere curati nelle cliniche mediche – quasi tutte private – che popolano l’America Latina e i Caraibi, e che sono considerate “zona rossa” per gli umili e i dannati della terra. Siffatta operazione medica cubana, è ricordata come il Convegno di Sandino, là dove medici e lavoratori della salute cubani, attraverso l’utilizzo della tecnologia e dei più avanzati e moderni strumenti oftalmologici, sono riusciti a creare le condizioni per operare ogni anno a circa 1 milione di pazienti. Tutto questo all’interno dell’Alternativa Bolivariana per i popoli di Nostra America (ALBA-TCP). Oggi, a distanza di oltre Dieci anni, come afferma la giornalista italiana Marinella Correggia: “Nella Missione Miracolo partecipano 165 istituzioni cubane”. Inoltre, la Missione Milagro, “dispone di una rete di 49 centri oftalmologici con 82 postazioni chirurgiche in 14 paesi dell’America Latina e dei Caraibi. Ci sono missioni miracolo in Venezuela, Bolivia, Costa Rica, Ecuador, Haiti, Honduras, Panama, Guatemala, Saint Vincent e Granadine; Guyana, Paraguay, Granada, Nicaragua e Uruguay”. Il primo paziente della Missione Milagro, un giovane adolescente venezuelano di nome Samuel, fu operato l’11 agosto del 2004. Samuel viveva nel Cerro Antimano, nel municipio Libertador a Caracas assieme a sua madre, suo padre e ai suoi quattro fratelli. Non c’è narrazione migliore di quella di Katiuska Blanco, Alina Perera e Alberto Nuñez nel loro libro “Voces del Milagro”, pubblicato dalla casa editrice Abril dell’Avana nel 2004 per descrivere la poesia e l’amore alla vita che si evince da tali politiche medico-sociali portate avanti dai governi rivoluzionari di Cuba e Venezuela. “La vita nel Cerro trascorre come quella di una lumaca, che entra ed esce lentamente dal proprio guscio, trascinandosi su e giù per quelle vecchie e squattrinate scalinate di quell’umile vicinato. Il viale principale si congiunge con una stradina e l’altra. Infondo a questo labirinto di strade e vicoli arriviamo davanti alla casa di Samuel, il primo bimbo venezuelano operato a Cuba di cataratta congenita e che da oltre dieci anni gli offuscava il suo fragile mondo infantile. Non poteva andare in bicicletta, ne guardare la televisione; non poteva leggere, scrivere o disegnare; non poteva giocare a baseball, a calcio e nemmeno restare per un tempo prolungato fuori di casa; non poteva andarsene in giro per conto proprio. In vita sua, non era mai riuscito a vedere con nitidezza il viso di sua madre, dei suoi fratelli e di suo padre, che fu anch’esso curato a Cuba dopo trent’anni di cecità. Una volta portate a termine le operazioni, fu la prima volta che questi riuscirono vedersi in faccia. Sua madre viveva in Tacagua, un quartiere assai più complicato di Antimano 2 nel quale ora vivono. Il Cerro, che ricorda a una dea Aragua, è uno dei quartieri più difficili presenti nella città di Caracas. In seguito alla complicazione di un’operazione chirurgica precedente, realizzata con l’aiuto economico di una religiosa del Hogar del Junquito, Eucaris, la madre di Samuel, non aveva rinunciato al sogno di operare di nuovo a suo figlio Samuel Gonzalez. Fu proprio, il medico cubano della Missione Barrio Adentro presente in quel quartiere che gli aprì la strada per il viaggio verso la luce (…). Oggi, in seguito all’operazione, Samuel può finalmente entrare e uscire di casa senza l’aiuto di nessuno. Può apprezzare la bellezza di un albero o di un animale. Può accarezzare ai suoi due cagnolini. Può giocare come tutti gli altri bambini a baseball o a calcio. Non esistono più ostacoli tra lui e i suoi sogni di studiare, che ora potranno realizzarsi senza nessun problema(…). Sua madre vuole ringraziare a Chávez e a Fidel: “Quando ci dissero che saremmo partiti per Cuba non riuscii a trattenere la mia emozione da quanto ero contenta. Nel contempo, ero assai preoccupata di dover lasciare soli gli altri miei quattro figli per poterne curare uno. Si trattò di una decisione assai difficile. Dato che sono una persona umile e con poche risorse, devo ringraziare a Fidel e a Chávez per avermi concesso l’opportunità di operare a mio figlio Samuel e a Chávez gli dico: che dio ti benedica, che Dio ti moltiplichi per tutto il bene che stai facendo ai poveri, perché sei il primo Presidente che si preoccupa davvero per i poveri”

Una Missione Milagro Negro in Africa è un dovere morale

145427311-1e1dd3e4-3b3b-4160-9039-736e11b51962

L’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS), ha riconosciuto recentemente che in Africa su una popolazione totale di 805 milioni di abitanti il 15% sono ciechi, l’8,3% sono Ipovedenti. Questi dati obbligano tutti noi a riflettere su quello che dovrebbe essere la missione di non pochi paesi a capitalismo avanzato come l’Italia in Africa. Invece ciò che abbiamo davanti ai nostri occhi è la più completa ottusità e indifferenza da parte del nostro paese che, evidentemente, preferisce spendere i propri soldi in tecnologia militare e in politiche d’ingerenza, atte allo sfruttamento del continente africano, piuttosto che attivarsi in politiche sociali e in missioni mediche per seminare la luce e l’amore alla vita a milioni di “Samuel” in tutta l’Africa. Questo non è, però, il caso dei governi rivoluzionari dei paesi membri dell’ALBA-TCP e nella fattispecie del governo cubano e venezuelano, vere e proprie avanguardie nella lotta per la vita; non solo in America Latina ma anche nella nostra Madre Africa. Cuba e Venezuela con il progetto “Missione Miracolo”, stanno dando attenzione medica e benessere a milioni di persone in tutta l’America Latina, nei Caraibi e non solo. Oggi vediamo come non poche centinaia di Brigate Mediche cubane stanno distribuendo attenzione medica in molte regioni del continente africano. Questo è il caso delle brigate mediche cubane presenti in Sierra Leone e che hanno sconfitto l’ebola nel silenzio “assordante” di quei mezzi di comunicazione allineati alla guerra mediatica e psicologica portata avanti dagli Stati Uniti contro i paesi membri dell’ALBA-TCP e nella fattispecie contro Cuba, Venezuela, Ecuador e Bolivia. Ora, l’eroica attività dei medici e lavoratori della salute cubani in Sierra Leone non è un caso isolato, giacché nasce da una politica che viene da lontano e che nessun mezzo di comunicazione può nascondere. Missioni mediche che sono presenti in moltissime regioni del pianeta e che dovrebbero ricevere il premio nobel per la pace Nell’ottobre 2005, il governo dell’Avana inviò 2000 professionisti sanitari in Pakistan, installando Trenta ospedali da campo che assistettero più di 1,5 milioni di persone, in seguito al terremoto avvenuto nel paese asiatico. In seguito al terremoto in Indonesia del 27 maggio 2006, Cuba inviò 135 medici e una delegazione che assistette 1000 pazienti al giorni nell’isola di java, fermandosi per un totale di otto mesi. Nel dicembre 2007, Cuba celebrò il raggiungimento di un milione di pazienti dall’America Latina, Caribe e Africa che hanno recuperato o migliorato la vista grazie all’ Operazione Milagro, essendo un fatto unico nella storia dell’umanità, grazie alla collaborazione dei governi rivoluzionari di Cuba e Venezuela. Il 20 novembre 2008, Cuba e Angola si accordarono per la formazione di oftalmologi del paese africano sotto l’istruzione di specialisti cubani nel segno dell’ Operazione Milagro”, scrive Marinella Correggia. La Missione Milagro Negro, ha come obiettivo di prestare attenzione medica a quegli oltre cinquanta milioni di persone che in tutto il continente sono considerati disabili visivi. Un dovere storico e morale per tutti i sinceri rivoluzionari che lottano per un mondo basato sulla pace con giustizia sociale e che rammentano con rammarico l’accumulazione originale del capitale e lo sfruttamento realizzato dall’Europa in tutto il continente africano in questi ultimi Cinquecento anni. Per questo la necessità che si metta in piedi un progetto politico, sociale e medico che ponga in essere nuove triangolazioni nel mezzo della cooperazione e amicizia tra i popoli dell’ALBA-TCP, dell’Italia e dell’Africa; là dove questi ultimi devono essere quelli che devono ottenere il maggior beneficio dalla missione. Nostro compito come popolo lavoratore italiano, come attivisti sociali e sinceri rivoluzionari e quello di metterci al servizio di questa missione, che va verso la costruzione di un mondo dove la giustizia sociale sia la legge del futuro e dove lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla natura sia solo un brutto retaggio del passato.

62769-logonuevoanros 08.45.49

Per questo che ANROS Italia attraverso il patrocinio politico e morale dell’Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela e del Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli hanno consegnato al Primo Presidente operaio di Nostra America, il compagno Nicolas Maduro, la bozza del progetto della Missione “Milagro Negro”. Trattasi di un progetto che in realtà ha avuto già un precedente, se pensiamo al primo incontro che avvenne il 17 giugno del 2013 tra Maduro e il Papa Francesco, nel quale il governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela aveva proposto alla Santa Sede, di unirsi ai popoli della Patria Grande in siffatta Missione. Il progetto da allora ha preso forma, attraverso il lavoro di non poche compagne e compagni del movimento di solidarietà e di appoggio alla Rivoluzione Bolivariana del Venezuela e che nel progetto bolivariano e martiano di una Patria Grande latinoamericana, vedono il cammino luminoso verso la costruzione di un nuovo ordine mondiale multipolare, multilaterale, multiculturale e multicentrico basato sul socialismo del XXI secolo, quello stesso socialismo che ebbe a definire il Comandante Eterno Hugo Chávez e che i popoli di Nostra America chiamano “nuestro socialismos” sottolineando come la costruzione di un mondo migliore deve essere libero da ogni dogma. Che è la base per poter realizzare oggi il Testamento Politico di Hugo Chávez, quello di seminare la luce della speranza ai popoli del Tricontinente.

Alerta que camina…la Misión Milagro en Africa

unknown1Por Alessandro Pagani (ANROS Italia)  

“Hace 60 años, por estos mismos días, a esta misma hora ocurrió el acto terrorista màs grande que recuerde la historia, un verdadero genocidio cometido por el imperialismo norteamericano; hace 60 años explotaron las bombas atómicas, como sabemos, en Hiroshima y en Nagasaki. Recordamos con pesar aquellos días, y rendimos tributo a las víctimas de aquellos actos terroristas genocidas, rendimos tributo al dolor y condenamos aquellos actos; los señalamos como uno de los actos de terrorismo más grande que recuerde la historia. Hoy 60 años después, así como en aquellos pueblos explotaron aquellas bombas atómicas para la muerte, hoy, aquí, en el valle de Caracas está explotando una bomba atómica para la vida: la juventud del mundo està aquí!”.

Estas son las palabras del comandante Hugo Chávez en la inauguración del 16° Festival Mundial de la Juventud y los Estudiantes, desde el Patio de Honor de la Academia Militar, Fuerte Tiuna, el 8 de agosto del 2005. Hoy, hace 70 años de aquel acto de terrorismo genocida que mencionaba hace 10 años el Comandante Chávez, en estos mismos días, otra “bomba atómica para la vida” está explotando: la Misión “Milagro Negro”, legado politico y revolucionario que Chávez dejò en las manos de todos los auténticos revolucionarios de cada rincón y esquina revolucionaria del planeta. El legado es muy claro: salvar a la humanidad y el mundo de las guerras y el hambre, de las enfermedades y la pobreza; a través de proyectos médico-sociales como la Misión Milagro. Ahora bien, intentamos analizar e investigar bien dicha misión, que fue creada por la obra genial del Fidel Castro y Hugo Chávez en el 2004.

La Misiòn Milagro: moral y luces hacia el derecho pleno y absoluto al vivir bien

 misic3b3nmilagroLa Misiòn Milagro es un programa médico que nació por iniciativa de los gobiernos revolucionarios de la Republica de Cuba y de la Republica Bolivariana de Venezuela. El proyecto se destaca por su grande e importante contenido social y humanitario, en el cual no hay ninguna distinción social, de raza, religiòn, politica o de edad entres los pacientes. Las operaciones se realizan en las condiciones objetivas que se encuentran en el país donde los médicos trabajan, siempre en forma gratuita, y están curando muchas enfermedades oftalmológicas presentes en aquellos ciudadanos de la “periferia” del mundo. Desde el 11 agosto del 2004, dìa en el cual se brindò atención médica a las primeras cincuenta personas en América Latina, Cuba ha declarado una verdadera batalla para sembrar la vida y sus médicos desde aquel entonces están trabajando con esmero para curar las enfermedades visuales de más de seis millones de ciudadanos latinoamericanos que hasta aquella fecha nunca fueron atendidos en las clínicas médicas de América Latina y el Caribe, en la mayoría casi todas privadas, , en las cuales los pueblos humildes de “Nuestra América” ni siquiera pueden acceder. Dicha Misión médica cubana, se recuerda como el Conveño de Sandino, donde los médicos y los trabajadores de la salud cubanos, a través del utilizo de la tecnologia y los instrumentos oftalmológicos más modernos, crearon las condiciones para poder atender cada año a más de un millón de pacientes. Hay que subrayar que todo esto se realizó también con el auspicio de la Alternativa Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América (ALBA-TCP). Hoy, hace 10 años, según dijo la periodista italiana Marinella Correggia:

En la Operación Milagro participan 165 instituciones cubanas. Dispone ya, de una red de 49 centros oftalmológicos con 82 puestos para cirugía en 14 países de la America Latina y Caribe. Hay Misiones de la Operación Milagro en Venezuela, Bolivia, Costa Rica, Ecuador, Haití, Honduras, Panamà, Guatemala, Saint Vincent y Granadina, Guyana, Paraguay, Granada, Nicaragua y Uruguay”.

El primer paciente de la Misión Milagro fue Samuel, un niño venezolano que fue operado en Cuba de una catarata congénita y que “desde hace diez años nublaba su frágil mundo infantil”. El vivía con sus padres y sus hermanos y según la maravillosa interpretación narrativa de Katiuska Blanco, Alina Perera y Alberto Nuñez en su proprio libro “Voces del milagro” que se publicò en el 2004 por la Casa Editorial Abril de la ciudad de La Habana:

“El, no podía montar bicicleta ni mirar largo rato la televisión, tampoco hacer lecturas prolongadas, escribir, dibujar, o colorear con soltura; no le permitían jugar metra, ni pelota, ni estar mucho tiempo fuera de la casa, ni alejarse solo. Nunca había podido definir con nitidez los rostros de su mamá, sus cincos hermanos y su papà, quien también fue atendido en Cuba luego de más de 30 años de sombras. Cuando les retiraron las vendas, fue la primera vez que se vieron y se conocieron en su vida. Su mamá vivia antes en Tacagua, un lugar más difícil que este de Antìmano 2, el cerro que recuerda a una reina, a una diosa Aragua, y es de los más excluidos de la ciudad de Caracas. Tras complicarse una intervención quirúrgica anterior, realizada con ayuda económica de unas religiosas del Hogar del Junquillo, Eucaris no había podido soñar con el intento de volver a operar a su hijo Samuel González. El médico cubano de la Misión Barrio Adentro les abrió el camino para el viaje a la luz”.

Cabe destacar que, finalmente, Samuel, después de la atención médica que le brindaron en forma gratuita en Cuba, puede ver “a los lejos, los àrboles y las casitas del cerro cercano”, puede acariciar “sus dos perros” y conversar con los demás sobre la “pelota, sobre sus deseos de aprender, de estudiar, que ahora podrán cumplirse por la vista recuperada y las oportunidades de las misiones”.

Su mamá quiere agradecerle a Chávez y a Fidel:

“Cuando nos dijeron que íbamos para Cuba me emocioné, yo no hallaba qué hacer, porque dejar cuatro niños para curar uno, es una decisión difícil, fue una decisión muy fuerte para mí. Como soy una persona de tan bajos recursos, le doy gracias a Fidel y a Chávez por la oportunidad de operar e mi hijo Samuel, y a Chávez le digo: que Dios te bendiga, que Dios te multiplique por todo el bien que le estàs haciendo a los pobres, porque es el primer Presidente que se preocupa en verdad por los pobres (…)”.

Una Misión Milagro Negro en Africa es un deber moral para todos los revolucionarios.

145427311-1e1dd3e4-3b3b-4160-9039-736e11b51962 La Organización Mundial por la Salud (OMS, por su sigla en inglés), recientemente ha declarado que en el medio de la población total que vive en Africa, el 15% son ciegos, el 8,3% son ipovedentes. Estos datos nos obligan a hacer algunas reflexiones y consideraciones sobre las misiones que los países a capitalismo más avanzado, como es la Italia, deberían desarrollar en su propria agenda politica. Sin embargo, lo que se plantea por parte de los países o instituciones como Italia, EE.UU y la Union Europea es la más completa indiferencia e incapacidad en el querer resolver de verdad dichos problemas. Lo que vemos es que a pesar de los recursos económicos que tienen dichos países e instituciones, se prefiere utilizar sus propios capitales en proyectos tecnológico-militares, con el intento de implementar la injerencia y el saqueo de las tierras y los pueblos de nuestra Madre Africa, cuando estos recursos podrían ser invertidos en proyectos médicos para sembrar la luz a los millones de “Samuel” en Africa.

Ahora bien, esto, finalmente, no es el caso de los Gobiernos revolucionarios de los países miembros del’ALBA-TCP y en lo especifico del gobierno cubano y venezolano, faros en la lucha por la vida en toda America latina y en Africa.

Cuba y Venezuela, a través del proyecto “Misión Milagro”, están brindando atención médica y bienestar a millones de personas en toda América Latina, en el Caribe y también en otros rincones del planeta. Hoy en dia, vemos como centenares de Brigadas Médicas Cubanas están brindando la màs alta y auténtica atención medica en muchas regiones de Africa. Así es el caso de las Brigadas Médicas Cubanas que lucharon en la Sierra Leon contra la enfermedad del Ebola, derrocándola definitivamente, a pesar del silencio “asordante” de la mayoría de los medios de información mundial, subalternos a la guerra mediàtica y psicològica llevada adelante por parte de EE.UU y con la intención de manipular la opinión publica internacional contra los Países miembros del’ALBA-TCP y en lo especìfico contra Cuba Venezuela, Ecuador y Bolivia. Ahora bien, el trabajo heròico de los médicos y los trabajadores de la salud cubanos en Sierra Leon no es algo de nuevo; pues que, nace por medio de una politica desarrollada hace mucho tiempo y que a pesar del sabotaje mediàtico, ningún periodista al servicio del imperio puede ocultar.

Estas misiones médicas que estan presentes en muchos países y regiones de todo nuestro planeta deberían recibir el Premio Nobel por la Paz.

“En octubre 2006, el gobierno de la Habana envió 2000 profesionales sanitarios en Pakistán, instalando 30 hospitales de campo que asistieron a màs de 1,5 millones de personas, luego del terremoto ocurrido en el país asiático. Luego del terremoto en Indonesia del 27 de mayo 2006, Cuba envió 135 médicos y una delegación que ayudó a 1000 pacientes al día en la Isla de Java, quedándose por un total de ocho meses. En diciembre 2007, Cuba celebró el alcanzar un millón de pacientes de la América Latina, Caribe y África que han recuperado o mejorado la vista gracias a la Operación Milagro, constituyendo un hecho único en la historia de la humanidad, gracias a la colaboración de los gobiernos revolucionarios de Cuba y Venezuela. El 20 de noviembre 2008, Cuba y Angola hicieron un acuerdo para la formación de oftalmólogos del país Africano bajo la instrucción de especialistas cubanos en el ámbito de la Operación Milagro”, según escribió Marinella Correggia.

La Misiòn Milagro, tiene como objetivo prestar atención médica a más de 50 millones de personas en todo el continente africano. Esta misión resulta ser un deber histórico y moral que todos los verdaderos revolucionarios que luchan por un mundo mejor, con paz y justicia social, deben cumplir como su proprio deber, para sanar, así, la deuda histórica que tenemos con los pueblos de Africa, debido a la así llamada acumulación originaria que el capitalismo europeo ha implementado a través de la explotación de los recursos naturales y humanos en Africa. Por eso la necesidad urgente de activar un proyecto politico, médico y social, en el marco de las nuevas triangulaciones y de la cooperación y amistad entres los pueblos de los países miembros del ALBA-TCP, de los movimientos sociales en Italia y con los pueblos trabajadores de Africa. Todo esto, con el objetivo de que estos últimos sean los que màs se puedan beneficiar de dicho proyecto. Así que, enhorabuena, el deber principal que nos espera como pueblo trabajador italiano, como movimientos sociales que respaldan al proyecto bolivariano y martiano de una Patria Grande , es de ponernos “rodilla en tierra”, como diría nuestro Comandante Eterno, Hugo Chavez, al servicio de dichas misiones medico-sociales, y que por cierto van hacia la construcción de un nuevo òrden mundial en el cual la paz, la justicia y la igualdad social deben representar las leyes de nuestro futuro, y donde la explotación del hombre sobre el hombre y la naturaleza sean borradas completamente de las relaciones sociales, políticas, económicas y financiaras del mundo. 62769-logonuevoanros 08.45.49Por eso, finalmente, ANROS Italia, a través de su presidente, Emilio Lambiase; con el auspicio politico y moral de la Embajada de la Republica Boivariana del Venezuela, y de su Embajador, el Dr. Julian Isaias Rodriguez Diaz y su Consejero Politico, el Dr. Alfredo Viloria; a través del auspicio del Consulado General de la Republica Bolivariana del Venezuela en Napoles y su Cònsul General, la Dra. Amarilys Gutierrez Graffe, han entregado al Primer Presidente Obrero de Nuestra América, el compañero Nicolas Maduro, el proyecto sobre la Misiòn “Milagro Negro”. Cabe destacar, sin duda, que dicho proyecto tiene su proprio antecedente en la visita que el compañero Presidente Nicolas Maduro diò en la Santa Sede, cuando en el pasado 17 de junio del 2013 fue recibido por parte del Papa Francisco y allá propuso a Bergoglio de hacerse parte de dicha misión. Desde aquel entonces el proyecto se ha desarrollado a través del trabajo de muchos activistas del movimiento de solidaridad y apoyo a la Revolución Bolivariana del Venezuela y el proyecto bolivariano y martiano de una Patria Grande latinoamericana. Todo esto también gracias,  al buen trabajo presente en el centro y sur de Italia, gracias a la articulación que se puso en marcha entre dichos movimientos populares y la diplomacia del pueblo llevada adelante por los dignos representantes de las instituciones diplomáticas de la Republica bolivariana de Venezuela presentes en Roma y en Nápoles, y que fueron capaces de construir un fuerte y heterogéneo bloque de fuerzas progresistas y revolucionarias, que por medio de proyectos de cooperación y de amistad entres los pueblos están dando una lección histórica y politica sobre lo que debería ser el internacionalismo; según como lo explican también Fidel, el Che y Chávez.

Objetivo común, a través de la proyección de la Misión Milagro en Africa es intentar acelerar las fuerzas progresivas hacia la construcción de un nuevo orden mundial, multipolar, multicultural, multicéntrico y multilateral, basado sobre el socialismo del siglo XXI, y que Chávez y los pueblos de Nuestra América definen como “nuestros socialismos”, destacando, así, la importancia que la Revolución no puede ser una “copia y calco” de otros procesos, si no obra genial y autentica que nace de las condiciones objetivas y subjetivas que se encuentran en cada país a nivel geografico y temporal.

Entres los propulsores de dicho proyecto en Italia, cabe mencionar la figura del Prof. Francesco Scelzo, Presidente del Movimento Apostòlico Ciegos (M.A.C.), que ha aceptado de partecipar en forma orgànica a este proyecto y de llevarle toda la experiencia desarrollada en Africa, en más de 40 años de trabajo social y asistencial entre las poblaciones africanas.

Attualità del pensiero politico del Che

che_guevara_html1Cosa significa oggi il pensiero politico di Ernesto Che Guevara? Ecco la domanda che ci poniamo in questa complessa congiuntura politica internazionale, e a distanza di 87 anni dalla sua nascita (14 giugno 1928), quando è giunto il momento di scegliere, parafrasando Rosa Luxemburg, tra socialismo o barbarie.

di Alessandro Pagani

In termini semplici possiamo affermare che secondo noi il Che, non è semplicemente quello delle fotografie, delle magliette o delle statue, ma piuttosto il Comandante Ernesto Che Guevara; eterno guerrigliero eroico. Pertanto, quell’altro Ernesto Che Guevara, è, invero, una riduzione della sua dimensione universale, ragione per cui preferiamo orientare i nostri studi, la nostra prospettiva, verso un Che, politico, economista, poeta e guerrigliero dell’amore, in difesa di quei popoli oppressi che lottano contro ogni imperialismo e neocolonialismo; alla ricerca continua del superamento del conflitto capitale-lavoro a partire dal proprio “Io”, cercando di costruire “l’uomo nuovo”, come prima tappa verso l’assalto al cielo.

Quel Che, conduttore politico, emancipatore sociale, che sognava di abbattere il potere plutocratico e le oligarchie nazionali che impedivano lo sviluppo pieno e assoluto dei popoli in quello che doveva essere, altresì, la creazione di una grande Federazione di popoli e Governi latinoamericani e che Simón Bolívar ebbe a definire: Patria Grande. Questo è il Che nel quale ci rivediamo, quello che proteggeva l’economia nazionale cubana, quando fu ministro dell’industria e dell’economia a Cuba, là dove manifestava che solo con la giustizia e l’eguaglianza sociale, solo attraverso il superamento di talune delle principali categorie economiche e finanziarie capitaliste (la Legge del Valore in primis) saremmo giunti alla costruzione dei “nuestros socialismos”, e solo attraverso di questi, saremmo giunti – non per ultimo – alla costruzione di una grande Federazione di Repubbliche libere dal giogo imperiale della Roma americana (secondo le categorie utilizzate da José Martí). Quel Comandante Che Guevara che agiva in funzione dell’unità di classe, della solidarietà e l’amicizia tra i popoli lavoratori, dell’internazionalismo rivoluzionario, della lotta contro l’imperialismo (inteso come fase superiore del capitalismo e analizzato con precisione da Lenin); rompendo le frontiere geografiche e – finanche – mentali che allora imperversavano in America Latina e non solo. Egli criticava nella prassi la concezione stessa di “repubblichine delle banane” – che tanto piacevano a Washington – invitando a battersi per una grande nazione di Repubbliche e che egli – come prima di lui Bolívar e Martí – ebbe a definire come Patria Grande. Trattasi di un Che antioligarchico, antimperialista, antidogmatico e, quindi, detestato dagli Stati Uniti e nello specifico dalla CIA e dal Pentagono, come lo sono ancora Bolívar e Gramsci, se sappiamo leggere con attenzione il documento di Santa Fe IV, nel quale Simón Bolívar e Antonio Gramsci sono definiti “un pericolo per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”.

D’altro canto, è necessario individuare un progetto attuale del pensiero politico del Che. Ebbene, se noi ci poniamo la domanda: è possibile fare una sintesi del pensiero critico di Ernesto Che Guevara e materializzarlo nel presente? Possiamo senz’altro affermare che il Che, cercava di portare avanti un progetto nel quale si sarebbe dovuta costruire un’America Latina basata sulla Pace con Giustizia Sociale, senza sfruttamento dell’uomo sull’uomo e di questo sulla natura; dove fossero state abolite quelle catene invisibili che alienano e imprigionano gli uomini; quelle che – di fatto – trasformano gli uomini in pure merci di scambio. Ecco, dunque, secondo il Che, il bisogno di realizzare una rottura rivoluzionaria con le principali categorie economiche capitaliste, come la legge del valore all’interno delle relazioni economiche, commerciali e finanziarie in campo internazionale e nella fattispecie all’interno dei paesi del campo socialista di allora; ivi compreso, l’Unione Sovietica. Ecco la necessità di abolire le differenze di classe, ergendo a meta-norma – inteso come principio internazionale – il diritto dei popoli oppressi a sollevarsi con le armi contro la barbarie del capitale. Sicché, anche il Che, come prima di lui Simón Bolívar e José Martí, s’impegnò affinché fosse riconosciuto il diritto dei popoli alla “Guerra Justa”, e che oggi si riflette nella Resistenza dei popoli latinoamericani, in particolare di quello cubano e venezuelano contro le politiche d’ingerenza, di aggressione degli Stati Uniti; contro la guerra di Quarta Generazione (o guerra senza limiti), che Washington, attraverso il Dipartimento di Stato, la CIA e il Pentagono, perpetuano contro i popoli e i lavoratori in tutto il Tricontinente (America Latina, Africa e Asia); con lo scopo di portare a termine il saccheggio delle ricchezze del pianeta.

Nel pensiero politico del Comandante Ernesto Che Guevara, troviamo – senza dubbio – il concetto di autodeterminazione dei popoli; di giustizia sociale, dignità, democrazia e potere popolare.

Sicché tutto il pensiero e la vita del Comandante Ernesto Che Guevara è un inno alla vita, all’autodeterminazione dei popoli e alla costruzione della Patria Grande; una grande e forte Federazione di Paesi, governi e popoli legati dall’amicizia e la fratellanza, dalla cooperazione e dall’internazionalismo. Una cooperazione basata sulla solidarietà, che non deve essere quella di una società “protettrice degli animali” (parafrasando Antonio Gramsci), e come del resto lo sono – effettivamente – le politiche portate avanti dai paesi del centro imperialista (UE e USA) nei confronti della periferia (quella stessa periferia che ogni giorno che passa si fa sempre più centro strategico ed esempio di lotta e speranza per tutti i popoli e i lavoratori coscienti nel mondo). Per questo la necessità di porre in essere un nuovo modello di cooperazione e solidarietà internazionale tra i popoli, attraverso l’esempio che viene da quello che ancora oggi rappresenta per tutti un faro e un esempio di libertà: Cuba Socialista, con le sue importanti missioni mediche in Africa (e non solo); delle sua missione “Yo, si puedo” che ha reso possibile l’alfabetizzazione di circa 8 milioni di persone in tutto il mondo; oppure la “Operación Milagro” che ha curato la vista a milioni di latinoamericani in meno di dieci anni. Ecco, dunque, un esempio concreto – di cooperazione all’interno di quello che i politologi definiscono le nuove triangolazioni (America Latina – Cina – Russia) e il nuovo paradigma SUR–SUR e che di certo sono un interessante punto di partenza per il superamento delle principali categorie e leggi capitaliste quivi summenzionate.

Se qualcuno dovesse domandare una definizione precisa sul Comandante Ernesto Che Guevara, potremmo affermare che in lui spicca la visuale di un notevole statista politico, di un grande economista e filosofo; di un importante pensatore politico. Di un grande guerrigliero e combattente rivoluzionario comunista, là dove a muovere il suo fucile non era il suo braccio, in un movimento spontaneo di riflessi e pulsioni, ma il suo pensiero critico del reale, vale a dire quella teoria rivoluzionaria che già altri grandi rivoluzionari nella storia (come Lenin, Fidel, Mao Tse-Tung, Ho Chi Minh e il Comandante Von Nguyen Giap) seppero trasformare in prassi per la trasformazione dello stato di cose presenti. La politica che guida le armi, come spiegò il Generale Giap, ma prima ancora lo stesso Fidel, e non le armi che guidano la politica, come vorrebbero far credere certi pennivendoli al servizio del nemico: l’imperialismo yankee.

Sicché, il Che è anche quel rivoluzionario che seppe far proprio quei principi etici e morali che tanto predicano talune borghesie “illuminate” (che tanto illuminate non sono) senza però saperle mettere in pratica: la lotta contro la corruzione, contro il burocratismo, contro il non lavoro e che in una società socialista si trasforma in parassitismo e vigliaccheria.

Il Che rappresenta – oggi – il forgiatore di un Nuovo Diritto Internazionale americano, lo stratega di una guerra rivoluzionaria, dell’unità civica-militare all’interno della lotta contro la guerra mediatica, economica e psicologica che gli Stati Uniti del Nord America portano avanti nell’emisfero occidentale. Tutto il suo ideario politico e rivoluzionario è il motore per un nuovo paradigma, oggi così in auge in America Latina e che si chiama “Nuestra América”.

Dunque, il pensiero politico del Che – come quello di Simón Bolívar e Martí, di Marx, Lenin e Fidel – è quello dell’utopia come base per andare avanti verso quell’orizzonte bolivariano e martiano che è la “Patria Grande”; che supera il concetto geografico di America Latina e Caraibi, per abbracciare e coinvolgere tutti i popoli in lotta in ogni angolo del pianeta.

Per raggiungere tale meta è necessario che ogni rivoluzionario sia capace di sentire la sofferenza dell’altro essere umano sulla propria pelle e, quindi, il dovere di ogni rivoluzionario di attuare una trasformazione sociale, là dove le condizioni oggettive e soggettive lo permettano. In questo senso, il Che si riferisce al volo verso l’orizzonte; dell’assalto al cielo, del “deber ser y debemos cumplir”, che è l’essenza di ogni rivoluzionario che in ogni angolo del mondo lotta contro ogni genere di ingiustizia; parafrasando il Che potremmo affermare che a tutti noi tocca “di essere realisti, di ricercare l’impossibile”, perché del “possibile” se ne stanno già occupando le classi borghesi al potere, gli Stati Uniti del Nord America e l’Unione Europea, intesi come blocchi imperialisti rappresentanti di un più sofisticato e complesso blocco plutocratico e finanziario che dirige l’ordine internazionale.

Sicché, siffatta lotta per ottenere l’impossibile deve sempre guardare avanti, verso l’orizzonte, confutando concetti inquietanti come la “fine della storia” di Francis Fukuyama e che gli eventi storici hanno dimostrato – nei fatti – di essere erronei; e cioè, che oggi più che mai la lotta di classe e quindi la battaglia delle idee (parafrasando Fidel Castro), vale a dire: la lotta ideologica tra teoria rivoluzionaria e teoria borghese, è ancora in auge. Le guerre imperialiste, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla natura, lo scontro capitale–lavoro, la lotta di classe non sono da considerarsi un “incidente della storia”, ma rappresentano la sua essenza, giacché – come ebbe a dire Marx – la storia dell’umanità è sempre stata lotta di classe; laddove la Rivoluzione d’Ottobre – passando da Spartaco alla Comune di Parigi – rappresenta lo spartiacque tra preistoria e storia contemporanea.

Insomma, quello che crediamo sia importante è cominciare a porre in essere un’analisi dialettica del pensiero critico del Che; poiché l’uomo, inteso come soggetto che vive una propria crisi interiore del conflitto capitale-lavoro, abbisogna della ricerca continua di quel orizzonte rivoluzionario, di trasformazione socio-politica, verso la costruzione di una società basata sulla giustizia e l’eguaglianza sociale, dove i rapporti sociali non subiscano l’alienazione tipica che caratterizza l’odierna società tardo capitalista; dove gli esseri umani, per il loro ruolo all’interno del sistema di produzione capitalista, non si trasformino in pure merci.

Ed ecco, pertanto, la necessità di lottare al fianco dei popoli della cosiddetta periferia dell’impero e impegnarci anche qui in Europa nella realizzazione di quel sogno bolivariano e martiano che è la costruzione di una “Patria Grande”, sostenendo istituzioni e organismi internazionali come l’ALBA, UNASUR e la CELAC, come modello alternativo all’Unione Europea delle banche e che possano porre fine alla crisi strutturale del capitalismo; verso la costruzione di un mondo migliore che solo può essere nel Socialismo.