Leopoldo López condannato a 13 anni e 9 mesi: giustizia è fatta.

leopoldo-lopez_machadodi Alessandro Pagani

“Fai attenzione ai mezzi di comunicazione, perché se non sarai prevenuto, costoro ti faranno amare l’oppressore e odiare l’oppresso”, ebbe a scrivere Malcom X il grande attivista afro-americano assassinato il 21 febbraio 1965 all’interno del terrorismo di Stato statunitense contro la comunità afroamericana negli USA. Orbene, quando leggiamo articoli come quello di Massimo Cavallini sul “Fatto Quotidiano” dell’11 settembre 2015 in merito alla condanna di 13 anni e 9 mesi al fascista e golpista reo confesso Leopoldo Lopez, non possiamo fare a meno di constatare come la suddetta frase di Malcom X si addica proprio a questo genere di giornalisti salariati, che cercano di far “amare l’oppressore e odiare l’oppresso”. Costui infatti accusa di “processo farsa” e di “condanna farsa” il potere giudiziario di un paese sovrano riconosciuto dalle Nazioni Unite. Egli, parla di un paese all’orlo del baratro, quando, invece, sappiamo che il Venezuela è stato premiato dalla FAO per aver debellato completamente il problema della fame in Venezuela; senza poi menzionare tutte le missioni e progetti sociali che hanno ridato speranza ad una popolazione – quella venezuelana – che nella sua maggioranza, fino a prima del trionfo rivoluzionario di Chávez nel 1999, si trovava relegata ai margini della società.

Il giornalista, inoltre, si lascia andare a giudizi di valore fuori luogo e fuori da ogni realtà quando afferma che: “il governo bolivariano – oggi guidato da Nicolas Maduro, figlio ed apostolo di Hugo Chávez- s’è rivelato del tutto incapace, non solo di governare un Paese trascinato sull’orlo dello sfascio economico, politico e morale, ma anche di allestire un’appena decente (decente nel senso di non totalmente grottesca) parodia di giustizia”. Ora, tali affermazioni sono false. Maduro – come sappiamo – si sta dimostrando un ottimo successore di Chavez, se pensiamo alla politica interna e internazionale che sta portando avanti assieme alla collaborazione del popolo venezuelano e mediante accordi che stanno rafforzando il progetto bolivariano e martiano di una Patria Grande in “Nuestra América”.

Da quando Maduro è al governo, non è di certo mancato l’ampliarsi della guerra di “Quarta Generazione” contro il processo rivoluzionario. Questo lo si evince se pensiamo alle campagne mediatiche in corso contro il governo di Maduro; se pensiamo alla guerra economica, alla guerra psicologica e culturale; al paramilitarismo e alle “guarimbas”, che hanno portato il paese andino-amazzonico al limite di una guerra a “bassa intensità”, e che se non si è conclusa in un colpo di stato o in una guerra civile, è dovuto alla grande capacità politica e umana del primo presidente operaio di “Nuestra América”, il Compagno Nicolas Maduro. Un Nicolas Maduro, che ha saputo raccogliere e rafforzare la bandiera dell’unità civico-militare ereditata dal Comandante Eterno Hugo Chavez.

Le accuse di “processo farsa” e di “condanna farsa” palesano il ridicolo, se non fosse che tali considerazioni vanno inserite all’interno di una campagna di odio orchestrata dalle agenzie dell’impero con sede a Washington. Non è un caso, infatti, che l’articolo di Cavallini è un vero e proprio “copia e incolla” di altri articoli “spazzatura” della stampa allineata agli interessi di stato statunitensi (BBC, el Pais, El Mundo, etc) e che cercano di “far amare l’oppressore”: l’imperialismo yankee e i suoi accoliti, e “odiare l’oppresso”: i popoli e i governi che oggi stanno dimostrando all’opinione pubblica internazionale che uscire dalla crisi del capitale è possibile solo nella costruzione del socialismo del XXI secolo; attraverso la realizzazione di quello che i popoli e i governi membri dell’ALBA-TCP definiscono – a ragione – come “Nuestros Socialismos” (al piurale, perché basato sulle proprie condizioni oggettive e soggettive presenti nelle diverse nazioni).

Ma chi è Leopoldo Lopez? Questo fascista e golpista reo confesso, che suddetto giornalista italiano lo disegna come un “paladino della libertà”, un “oppresso”, un “combattente per la libertà”?

Lopez, di cittadinanza venezuelana, è il capo dell’organizzazione di estrema destra “Voluntad Popular”, gruppo che non ha mai nascosto le proprie simpatie per altri gruppi di estrema destra che nel passato non troppo remoto, durante gli anni delle dittature militari fasciste e dell’Operazione Condor in America Latina, si sono macchiati dei peggiori crimini contro l’umanità; da quando è finita la seconda guerra mondiale. Per fare un confronto con l’Italia potremmo dire che Voluntad Popular rappresenta la stessa forza politica che allora ha rappresentato l’MSI in Italia.

Le attività di Leopoldo Lopez hanno inizio negli anni Novanta del secolo passato quando costui intraprende un percorso di studi nel Kennedy School of Government dell’Università di Harvard, un Centro di alti studi strategici e militari finanziato e diretto dalla Agenzia Centrale di Intelligence statunitense(CIA). Fu allora che Lopez conobbe il generale David Petraeus, che successivamente si è scoperto essere un agente della CIA.

Nel 2002, in seguito all’addestramento ricevuto da quella accozzaglia di spie e assassini che sono la CIA, lo vediamo dirigere le proteste che provocarono decine di morti innocenti, propiziando il colpo di stato contro il governo rivoluzionario e bolivariano di Hugo Chavez. Sempre i quei giorni, si fece conoscere per l’assedio contro l’Ambasciata della Repubblica di Cuba Caracas.
Nonostante un’amnistia ricevuta nel 2007, Lopez rimarrà al centro dell’attenzione, per l’ingente e cospicuo furto di fondi da PDVSA, attraverso “Primero Justicia”, il Partito di cui è stato il dirigente principale.

Leopoldo Lopez non ha mai nascosto il suo interesse a diventare presidente della Repubblica, qualcosa che non è un reato in Venezuela, non fosse altro che, per ottenere tale obiettivo e di fronte all’incapacità di fare breccia nella maggioranza della popolazione venezuelana, decideva di costituire un “patto criminale” con l’estrema destra narco-paramilitare colombiana e nella fattispecie con Alvaro Uribe, accusato non poche volte per i suoi stretti legami con le Autodefensas Unidas de Colombia (AUC) che, al contrario di essere state smantellate durante il suo governo, hanno trovato riparo giuridico dietro alla sua “mano dura” contro il popolo colombiano e il suo “cuore grande” verso i paramilitari.

In un intervista Alvaro Uribe dichiara: “Mi sono riunito con Leopoldo Lopez, un dirigente politico, giovane e ambizioso, con grandi capacità come dirigente politico. Con lui abbiamo delineato la lotta contro il narcotraffico”. Questa intervista risale a quando Uribe era presidente della Colombia.

Ora, bisognerebbe chiedere a Cavallini, che scrive per il “Fatto Quotidiano”, un quotidiano che fa della “lotta contro la corruzione” il suo cavallo di battaglia, perché mai un presidente della Repubblica di una nazione come la Colombia si riuniva con il capo dell’opposizione – di una opposizione per di più golpista e immischiata nel narcotraffico – e non con il governo eletto democraticamente e costituzionalmente presente in Venezuela, per parlare di lotta contro il narcotraffico? Cosa direbbe un qualsivoglia governo italiano, se il presidente di un paese amico si incontrasse con i capi della mafia per parlare di lotta contro il narcotraffico, per esempio?
Risulta evidente che leggendo l’articolo di Cavallini, chi stia muovendo un “giudizio farsa” non è il potere giudiziario venezuelano, ma, semmai, il giornalista italiano, che al posto di provare ad analizzare senza pregiudizi ideologici la complessa situazione oggi in corso in Venezuela, ha preferito dare addito alle fanzine di una certa stampa internazionale allineata alla guerra non convenzionale in corso contro il Venezuela e contro tutti i Paesi membri dell’ALBA-TCP, che evidentemente danno fastidio agli interessi economici degli Stati Uniti nell’emisfero occidentale, dove l’America Latina è sempre stata considerata dai governi statunitensi come il proprio “Patio Trasero” (Giardino di casa).

Un altro colpo contro la credibilità del giornalismo italiano.

Leopoldo López condenado a 13 años y 9 meses. Por fin se ha hecho justicia.

Leopoldo-Lopez-CIAPor Alessandro Pagani

“Pon atención a los medios de comunicación, porque si no estás prevenido, ellos te harán amar al opreso y odiar al oprimido”, había escrito Malcolm X, el gran activista afro-americano asesinado el 21 de febrero de 1965 dentro del terrorismo de estado estadounidense contra la comunidad afroamericana en los EEUU. Ahora bien, cuando leemos artículos como el de Massimo Cavallini en el “Fatto Quotidiano” del 11 de septiembre 2015 en relación a la condena de 13 años y 9 meses al fascista y golpista reo confeso Leopoldo López, no podemos hacer sino constatar como la frase mencionada de Malcolm X, justamente corresponde a este género de periodistas asalariados, que buscan hacer “amar al opreso y odiar al oprimido”. De hecho, éste acusa de “proceso farsa” y de “condena falsa” el poder jurídico de un país soberano reconocido por las Naciones Unidas. El habla de un país al borde del abismo, cuando, al contrario, sabemos que Venezuela ha sido premiada por la FAO, por haber erradicado completamente el problema del hambre en Venezuela, sin mencionar todas la misiones y proyectos sociales que han devuelto la esperanza a una población –la venezolana- que en su mayoria, hasta antes del triunfo de Chávez en 1999, se encontraba relegada a los márgenes de la sociedad.

El periodista, además, se permite emitir juicios de valor fuera de lugar y fuera de toda realidad, cuando afirma que “el gobierno bolivariano – hoy guiado por Nicolás Maduro, hijo y apóstol de Hugo Chávez- ha resultado del todo incapaz, no solamente de gobernar un País, arrastrándolo al borde del desastre económico, político y moral, sino también de preparar una, apenas decente, (decente en el sentido de no totalmente grotesca) parodia de justicia”. Ahora tales afirmaciones son falsas. Maduro –como sabemos- se está demostrando un óptimo sucesor de Chávez, si pensamos a la política interna e internacional que está llevando adelante conjuntamente con la colaboración del pueblo venezolano y mediante acuerdos que están re forzando el proyecto bolivariano y martiano de una Patria Grande en “Nuestra América”.

Desde cuando Maduro está en el gobierno, no ha faltado, por cierto, el ampliarse de la guerra de “Cuarta Generación” contra el proceso revolucionario. Esto se evidencia si pensamos a las campañas mediáticas en curso contra el gobierno de Maduro; si pensamos a la guerra económica, a la guerra sicológica y cultural; al paramilitarismo y a las “guarimbas”, que han llevado al país andino-amazónico al límite de una guerra a “baja intensidad”, y que si no se concluye en un golpe de estado o en una guerra civil, es debido a la gran capacidad política y humana del primer presidente obrero de “Nuestra América”, el compañero Nicolas Maduro. Un Nicolas Maduro, que ha sabido recoger y reforzar la bandera de la unidad civico-militar heredada del Comandante Eterno Hugo Chavez.

Las acusaciones de “proceso farsa” y de “condena falsa” denotan el ridículo, si no fuera que tales consideraciones van inmersas dentro de una campaña de odio orquestada por las agencias del imperio con sede en Washigton. No es un caso, de hecho, que el artículo de Cavallini es una verdadera y propia “copia y calco” de otros artículos “basura” de la prensa alineada a los intereses de estado estadounidenses (BBC, el País, El Mundo, etc) y que buscan “hacer amar al opresor”: el imperialismo yanqui y sus acólitos, y “odiar al oprimido”: los pueblos y gobiernos que hoy están demostrando a la opinión pública internacional que salir de la crisis del capital es posible sólo con la construcción del socialismo del siglo XXI; a través de la realización de aquello que los pueblos y los gobiernos miembros del ALBA-TPC definen – con razón- como “Nuestros Socialismos”.

Pero quién es Leopoldo López?. Este fascista y golpista, reo confeso, que el mecionado periodista italiano lo dibuja como un “paladín de libertad”, un “oprimido”, un “combatiente por la libertad”?

López, de ciudadanía venezolana, es el jefe de la organización de extrema derecha “Voluntad Popular”, grupo que no ha escondido nunca las propias simpatías por otros grupos de extrema derecha que en el pasado, no tan remoto, durante los años de las dictaduras militares fascistas y de la Operación Cóndor en América Latina, se han manchado de los peores crímenes contra la humanidad; desde cuando se ha terminado la segunda guerra mundial. Para hacer una comparación con Italia podriamos decir que “Voluntad Popular” representa la misma fuerza política que entonces ha representado el Movimiento Social Italiano (MSI) en Italia.

Las actividades de Leopoldo López han iniciado en los años noventa del siglo pasado cuando éste emprende un curso de estudios en el Kennedy School of Government de la Universidad de Harvard, un Centro de altos estudios estratégicos y militares fianciados por la Agencia Central de Intelligence estadounidense (CIA). Fue en aquel entonces que Lopez conoce al general David Petraeus, que sucesivamente se ha descubierto ser un agente de la CIA.

En el 2002, luego del entrenamiento recibido de aquel tropel de espías y asesinos que son la CIA, lo vemos dirigir las protestas que provocaron decenas de muertos inocentes, propiciando el golpe de estado contra el gobierno revolucionario y bolivariano de Hugo Chavez. Siempre en aquellos días, se hace conocer tambien por el asedio contra la Embajada de la República de Cuba ubicada en Caracas.

No obstante una amistía recibida en el 2007, Lopez se quedará en el centro de la atención, por el grande y considerable robo de los fondos de PDVSA, a través de “Primero Justicia”, el partido del que él ha sido dirigente principal.

Leopoldo Lopez no ha escondido nunca su interés por convertirse en presidente de la República, algo que no es un crímen en Venezuela, a no ser que, para obtener tal objetivo y frente a la incapacidad de hacer brecha en la mayoría de la población venezolana, decidiera construír un “pacto criminal” con la extrema derecha narco-paramilitar colombiana y en el caso con Alvaro Uribe, acusado, no pocas veces, por sus estrechos lazos con las Autodefensas Unidas de Colombia (AUC) que, al contrario de haber sido desmanteladas durante su gobierno, han encontrado un resguardo jurídico detrás de su “mano dura” contra el pueblo colombiano y su “gran corazón” hacia los paramilitares.

En una entrevista Alvaro Uribe declaró: “Me he reunido con Leopoldo Lopez, un dirigente político, joven y ambicioso, con grandes capacidades como dirigente político. Con el hemos delineado la lucha conta el narcotráfico”. Esta entrevista fue hecha cuando Uribe era presidente de Colombia.

Ahora bien, se necesitaría preguntar a Cavallini, que escribe para el “Fatto Quotidiano”, un periódico que hace de la “lucha conta la corrupción” su caballo de batalla: por qué un presidente de la República de una nación como Colombia se reunía con el jefe de la oposición –de una oposición además golpista y involucrada en el narcotráfico- y no con el gobierno elegido democráticamente y constitucionalmente presente en Venezuela, para hablar de lucha contra el narcotráfico? Qué cosa diría cualquier gobierno italiano, si el presidente de un país amigo se encontrase con los jefes de la mafia para hablar de lucha contra el narcotráfico, por ejemplo?.

Resulta evidente que leyendo el artículo de Cavallini, quien está moviendo un “juicio farsa” no es el poder jurídico venezolano, sino, el periodismo italiano, que en lugar de investigar sin prejuicios ideológicos la compleja situación actualmente en curso en Venezuela, ha preferido dar cabida a las mentiras de una cierta prensa internacional alineada a la guerra no convencional en cruso contra Venezuela y contra de todos los países miembros del ALBA –TPC, que evidentemente molestan a los intereses económicos de los Estados Unidos en el hemisferio occidental, donde la Amèrica Latina ha sido considerada siempre como el propio “patrio trasero”.

Otro golpe contra la credibilidad del periodismo italiano.

Allerta che cammina…la Misiòn Milagro in Africa

unknown1Di Alessandro Pagani (ANROS Italia)

“Sessant’anni fa, proprio in questi stessi giorni, in queste stesse ore, si consumò l’atto terrorista più grande della storia. Un vero e proprio genocidio commesso dall’imperialismo nordamericano; Sessant’anni fa esplodevano le bombe atomiche nelle città di Hiroshima e Nagasaki. Rammentiamo con tristezza siffatti eventi e rendiamo tributo alle vittime di quegli atti terroristi di carattere squisitamente genocida; rendiamo omaggio al dolore, e segnaliamoli come le azioni terroristiche più grandi che ricordi la storia. Oggi, a distanza di Sessant’anni, come allora in mezzo a quei popoli quivi summenzionati furono fatte esplodere quelle bombe atomiche per seminare la morte; Oggi, dove siamo riuniti, nella Valle di Caracas, sta esplodendo una bomba atomica per la vita: la Gioventù del mondo è qui presente!” Queste sono le parole del comandante Hugo Chávez durante la cerimonia di apertura del Sedicesimo Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti che si svolse a Caracas dal 8 al 12 agosto del 2005. Oggi a distanza di dieci anni da quell’evento, un’altra “bomba per la vita” è in procinto di esplodere: la Missione “Milagro Negro”, testamento politico e rivoluzionario che Chávez ha lasciato nelle mani di tutti i sinceri rivoluzionari di tutto il pianeta. Il testamento è chiaro: salvare i’umanità dalle guerre e dalla fame, dalle malattie e dalla miseria, attraverso progetti medico-sociali come la Misiòn Milagro. Ma andiamo per ordine e cerchiamo di comprendere con più precisione di cosa tratta questa missione, nata nel 2004 dall’idea di Fidel Castro e Hugo Chávez.

La Missione Miracolo: morale e luce verso il pieno diritto a vivere dignitosamente

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La “Missione Miracolo”, è un’iniziativa congiunta dei governi rivoluzionari della Repubblica di Cuba e della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Trattasi di una campagna con un grande contenuto sociale e umanitario, che non fa nessuna discriminazione di carattere sociale, razziale, religioso, politico o di età tra i pazienti. Le operazioni che sono effettuate nelle condizioni oggettive presenti nei paesi dove si agisce – tutte realizzate in forma gratuita – stanno curando non poche malattie oftalmologhe presenti in quei cittadini del “sud” del mondo. Dal 11 agosto del 2004, giorno nel quale ebbero inizio le prime cinquanta operazioni, Cuba ha lanciato una vera è propria battaglia per la vita per salvaguardare e far tornare la vista in Dieci anni a non meno di Sei milioni di malati latinoamericani che non potevano essere curati nelle cliniche mediche – quasi tutte private – che popolano l’America Latina e i Caraibi, e che sono considerate “zona rossa” per gli umili e i dannati della terra. Siffatta operazione medica cubana, è ricordata come il Convegno di Sandino, là dove medici e lavoratori della salute cubani, attraverso l’utilizzo della tecnologia e dei più avanzati e moderni strumenti oftalmologici, sono riusciti a creare le condizioni per operare ogni anno a circa 1 milione di pazienti. Tutto questo all’interno dell’Alternativa Bolivariana per i popoli di Nostra America (ALBA-TCP). Oggi, a distanza di oltre Dieci anni, come afferma la giornalista italiana Marinella Correggia: “Nella Missione Miracolo partecipano 165 istituzioni cubane”. Inoltre, la Missione Milagro, “dispone di una rete di 49 centri oftalmologici con 82 postazioni chirurgiche in 14 paesi dell’America Latina e dei Caraibi. Ci sono missioni miracolo in Venezuela, Bolivia, Costa Rica, Ecuador, Haiti, Honduras, Panama, Guatemala, Saint Vincent e Granadine; Guyana, Paraguay, Granada, Nicaragua e Uruguay”. Il primo paziente della Missione Milagro, un giovane adolescente venezuelano di nome Samuel, fu operato l’11 agosto del 2004. Samuel viveva nel Cerro Antimano, nel municipio Libertador a Caracas assieme a sua madre, suo padre e ai suoi quattro fratelli. Non c’è narrazione migliore di quella di Katiuska Blanco, Alina Perera e Alberto Nuñez nel loro libro “Voces del Milagro”, pubblicato dalla casa editrice Abril dell’Avana nel 2004 per descrivere la poesia e l’amore alla vita che si evince da tali politiche medico-sociali portate avanti dai governi rivoluzionari di Cuba e Venezuela. “La vita nel Cerro trascorre come quella di una lumaca, che entra ed esce lentamente dal proprio guscio, trascinandosi su e giù per quelle vecchie e squattrinate scalinate di quell’umile vicinato. Il viale principale si congiunge con una stradina e l’altra. Infondo a questo labirinto di strade e vicoli arriviamo davanti alla casa di Samuel, il primo bimbo venezuelano operato a Cuba di cataratta congenita e che da oltre dieci anni gli offuscava il suo fragile mondo infantile. Non poteva andare in bicicletta, ne guardare la televisione; non poteva leggere, scrivere o disegnare; non poteva giocare a baseball, a calcio e nemmeno restare per un tempo prolungato fuori di casa; non poteva andarsene in giro per conto proprio. In vita sua, non era mai riuscito a vedere con nitidezza il viso di sua madre, dei suoi fratelli e di suo padre, che fu anch’esso curato a Cuba dopo trent’anni di cecità. Una volta portate a termine le operazioni, fu la prima volta che questi riuscirono vedersi in faccia. Sua madre viveva in Tacagua, un quartiere assai più complicato di Antimano 2 nel quale ora vivono. Il Cerro, che ricorda a una dea Aragua, è uno dei quartieri più difficili presenti nella città di Caracas. In seguito alla complicazione di un’operazione chirurgica precedente, realizzata con l’aiuto economico di una religiosa del Hogar del Junquito, Eucaris, la madre di Samuel, non aveva rinunciato al sogno di operare di nuovo a suo figlio Samuel Gonzalez. Fu proprio, il medico cubano della Missione Barrio Adentro presente in quel quartiere che gli aprì la strada per il viaggio verso la luce (…). Oggi, in seguito all’operazione, Samuel può finalmente entrare e uscire di casa senza l’aiuto di nessuno. Può apprezzare la bellezza di un albero o di un animale. Può accarezzare ai suoi due cagnolini. Può giocare come tutti gli altri bambini a baseball o a calcio. Non esistono più ostacoli tra lui e i suoi sogni di studiare, che ora potranno realizzarsi senza nessun problema(…). Sua madre vuole ringraziare a Chávez e a Fidel: “Quando ci dissero che saremmo partiti per Cuba non riuscii a trattenere la mia emozione da quanto ero contenta. Nel contempo, ero assai preoccupata di dover lasciare soli gli altri miei quattro figli per poterne curare uno. Si trattò di una decisione assai difficile. Dato che sono una persona umile e con poche risorse, devo ringraziare a Fidel e a Chávez per avermi concesso l’opportunità di operare a mio figlio Samuel e a Chávez gli dico: che dio ti benedica, che Dio ti moltiplichi per tutto il bene che stai facendo ai poveri, perché sei il primo Presidente che si preoccupa davvero per i poveri”

Una Missione Milagro Negro in Africa è un dovere morale

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L’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS), ha riconosciuto recentemente che in Africa su una popolazione totale di 805 milioni di abitanti il 15% sono ciechi, l’8,3% sono Ipovedenti. Questi dati obbligano tutti noi a riflettere su quello che dovrebbe essere la missione di non pochi paesi a capitalismo avanzato come l’Italia in Africa. Invece ciò che abbiamo davanti ai nostri occhi è la più completa ottusità e indifferenza da parte del nostro paese che, evidentemente, preferisce spendere i propri soldi in tecnologia militare e in politiche d’ingerenza, atte allo sfruttamento del continente africano, piuttosto che attivarsi in politiche sociali e in missioni mediche per seminare la luce e l’amore alla vita a milioni di “Samuel” in tutta l’Africa. Questo non è, però, il caso dei governi rivoluzionari dei paesi membri dell’ALBA-TCP e nella fattispecie del governo cubano e venezuelano, vere e proprie avanguardie nella lotta per la vita; non solo in America Latina ma anche nella nostra Madre Africa. Cuba e Venezuela con il progetto “Missione Miracolo”, stanno dando attenzione medica e benessere a milioni di persone in tutta l’America Latina, nei Caraibi e non solo. Oggi vediamo come non poche centinaia di Brigate Mediche cubane stanno distribuendo attenzione medica in molte regioni del continente africano. Questo è il caso delle brigate mediche cubane presenti in Sierra Leone e che hanno sconfitto l’ebola nel silenzio “assordante” di quei mezzi di comunicazione allineati alla guerra mediatica e psicologica portata avanti dagli Stati Uniti contro i paesi membri dell’ALBA-TCP e nella fattispecie contro Cuba, Venezuela, Ecuador e Bolivia. Ora, l’eroica attività dei medici e lavoratori della salute cubani in Sierra Leone non è un caso isolato, giacché nasce da una politica che viene da lontano e che nessun mezzo di comunicazione può nascondere. Missioni mediche che sono presenti in moltissime regioni del pianeta e che dovrebbero ricevere il premio nobel per la pace Nell’ottobre 2005, il governo dell’Avana inviò 2000 professionisti sanitari in Pakistan, installando Trenta ospedali da campo che assistettero più di 1,5 milioni di persone, in seguito al terremoto avvenuto nel paese asiatico. In seguito al terremoto in Indonesia del 27 maggio 2006, Cuba inviò 135 medici e una delegazione che assistette 1000 pazienti al giorni nell’isola di java, fermandosi per un totale di otto mesi. Nel dicembre 2007, Cuba celebrò il raggiungimento di un milione di pazienti dall’America Latina, Caribe e Africa che hanno recuperato o migliorato la vista grazie all’ Operazione Milagro, essendo un fatto unico nella storia dell’umanità, grazie alla collaborazione dei governi rivoluzionari di Cuba e Venezuela. Il 20 novembre 2008, Cuba e Angola si accordarono per la formazione di oftalmologi del paese africano sotto l’istruzione di specialisti cubani nel segno dell’ Operazione Milagro”, scrive Marinella Correggia. La Missione Milagro Negro, ha come obiettivo di prestare attenzione medica a quegli oltre cinquanta milioni di persone che in tutto il continente sono considerati disabili visivi. Un dovere storico e morale per tutti i sinceri rivoluzionari che lottano per un mondo basato sulla pace con giustizia sociale e che rammentano con rammarico l’accumulazione originale del capitale e lo sfruttamento realizzato dall’Europa in tutto il continente africano in questi ultimi Cinquecento anni. Per questo la necessità che si metta in piedi un progetto politico, sociale e medico che ponga in essere nuove triangolazioni nel mezzo della cooperazione e amicizia tra i popoli dell’ALBA-TCP, dell’Italia e dell’Africa; là dove questi ultimi devono essere quelli che devono ottenere il maggior beneficio dalla missione. Nostro compito come popolo lavoratore italiano, come attivisti sociali e sinceri rivoluzionari e quello di metterci al servizio di questa missione, che va verso la costruzione di un mondo dove la giustizia sociale sia la legge del futuro e dove lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla natura sia solo un brutto retaggio del passato.

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Per questo che ANROS Italia attraverso il patrocinio politico e morale dell’Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela e del Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli hanno consegnato al Primo Presidente operaio di Nostra America, il compagno Nicolas Maduro, la bozza del progetto della Missione “Milagro Negro”. Trattasi di un progetto che in realtà ha avuto già un precedente, se pensiamo al primo incontro che avvenne il 17 giugno del 2013 tra Maduro e il Papa Francesco, nel quale il governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela aveva proposto alla Santa Sede, di unirsi ai popoli della Patria Grande in siffatta Missione. Il progetto da allora ha preso forma, attraverso il lavoro di non poche compagne e compagni del movimento di solidarietà e di appoggio alla Rivoluzione Bolivariana del Venezuela e che nel progetto bolivariano e martiano di una Patria Grande latinoamericana, vedono il cammino luminoso verso la costruzione di un nuovo ordine mondiale multipolare, multilaterale, multiculturale e multicentrico basato sul socialismo del XXI secolo, quello stesso socialismo che ebbe a definire il Comandante Eterno Hugo Chávez e che i popoli di Nostra America chiamano “nuestro socialismos” sottolineando come la costruzione di un mondo migliore deve essere libero da ogni dogma. Che è la base per poter realizzare oggi il Testamento Politico di Hugo Chávez, quello di seminare la luce della speranza ai popoli del Tricontinente.

Alerta que camina…la Misión Milagro en Africa

unknown1Por Alessandro Pagani (ANROS Italia)  

“Hace 60 años, por estos mismos días, a esta misma hora ocurrió el acto terrorista màs grande que recuerde la historia, un verdadero genocidio cometido por el imperialismo norteamericano; hace 60 años explotaron las bombas atómicas, como sabemos, en Hiroshima y en Nagasaki. Recordamos con pesar aquellos días, y rendimos tributo a las víctimas de aquellos actos terroristas genocidas, rendimos tributo al dolor y condenamos aquellos actos; los señalamos como uno de los actos de terrorismo más grande que recuerde la historia. Hoy 60 años después, así como en aquellos pueblos explotaron aquellas bombas atómicas para la muerte, hoy, aquí, en el valle de Caracas está explotando una bomba atómica para la vida: la juventud del mundo està aquí!”.

Estas son las palabras del comandante Hugo Chávez en la inauguración del 16° Festival Mundial de la Juventud y los Estudiantes, desde el Patio de Honor de la Academia Militar, Fuerte Tiuna, el 8 de agosto del 2005. Hoy, hace 70 años de aquel acto de terrorismo genocida que mencionaba hace 10 años el Comandante Chávez, en estos mismos días, otra “bomba atómica para la vida” está explotando: la Misión “Milagro Negro”, legado politico y revolucionario que Chávez dejò en las manos de todos los auténticos revolucionarios de cada rincón y esquina revolucionaria del planeta. El legado es muy claro: salvar a la humanidad y el mundo de las guerras y el hambre, de las enfermedades y la pobreza; a través de proyectos médico-sociales como la Misión Milagro. Ahora bien, intentamos analizar e investigar bien dicha misión, que fue creada por la obra genial del Fidel Castro y Hugo Chávez en el 2004.

La Misiòn Milagro: moral y luces hacia el derecho pleno y absoluto al vivir bien

 misic3b3nmilagroLa Misiòn Milagro es un programa médico que nació por iniciativa de los gobiernos revolucionarios de la Republica de Cuba y de la Republica Bolivariana de Venezuela. El proyecto se destaca por su grande e importante contenido social y humanitario, en el cual no hay ninguna distinción social, de raza, religiòn, politica o de edad entres los pacientes. Las operaciones se realizan en las condiciones objetivas que se encuentran en el país donde los médicos trabajan, siempre en forma gratuita, y están curando muchas enfermedades oftalmológicas presentes en aquellos ciudadanos de la “periferia” del mundo. Desde el 11 agosto del 2004, dìa en el cual se brindò atención médica a las primeras cincuenta personas en América Latina, Cuba ha declarado una verdadera batalla para sembrar la vida y sus médicos desde aquel entonces están trabajando con esmero para curar las enfermedades visuales de más de seis millones de ciudadanos latinoamericanos que hasta aquella fecha nunca fueron atendidos en las clínicas médicas de América Latina y el Caribe, en la mayoría casi todas privadas, , en las cuales los pueblos humildes de “Nuestra América” ni siquiera pueden acceder. Dicha Misión médica cubana, se recuerda como el Conveño de Sandino, donde los médicos y los trabajadores de la salud cubanos, a través del utilizo de la tecnologia y los instrumentos oftalmológicos más modernos, crearon las condiciones para poder atender cada año a más de un millón de pacientes. Hay que subrayar que todo esto se realizó también con el auspicio de la Alternativa Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América (ALBA-TCP). Hoy, hace 10 años, según dijo la periodista italiana Marinella Correggia:

En la Operación Milagro participan 165 instituciones cubanas. Dispone ya, de una red de 49 centros oftalmológicos con 82 puestos para cirugía en 14 países de la America Latina y Caribe. Hay Misiones de la Operación Milagro en Venezuela, Bolivia, Costa Rica, Ecuador, Haití, Honduras, Panamà, Guatemala, Saint Vincent y Granadina, Guyana, Paraguay, Granada, Nicaragua y Uruguay”.

El primer paciente de la Misión Milagro fue Samuel, un niño venezolano que fue operado en Cuba de una catarata congénita y que “desde hace diez años nublaba su frágil mundo infantil”. El vivía con sus padres y sus hermanos y según la maravillosa interpretación narrativa de Katiuska Blanco, Alina Perera y Alberto Nuñez en su proprio libro “Voces del milagro” que se publicò en el 2004 por la Casa Editorial Abril de la ciudad de La Habana:

“El, no podía montar bicicleta ni mirar largo rato la televisión, tampoco hacer lecturas prolongadas, escribir, dibujar, o colorear con soltura; no le permitían jugar metra, ni pelota, ni estar mucho tiempo fuera de la casa, ni alejarse solo. Nunca había podido definir con nitidez los rostros de su mamá, sus cincos hermanos y su papà, quien también fue atendido en Cuba luego de más de 30 años de sombras. Cuando les retiraron las vendas, fue la primera vez que se vieron y se conocieron en su vida. Su mamá vivia antes en Tacagua, un lugar más difícil que este de Antìmano 2, el cerro que recuerda a una reina, a una diosa Aragua, y es de los más excluidos de la ciudad de Caracas. Tras complicarse una intervención quirúrgica anterior, realizada con ayuda económica de unas religiosas del Hogar del Junquillo, Eucaris no había podido soñar con el intento de volver a operar a su hijo Samuel González. El médico cubano de la Misión Barrio Adentro les abrió el camino para el viaje a la luz”.

Cabe destacar que, finalmente, Samuel, después de la atención médica que le brindaron en forma gratuita en Cuba, puede ver “a los lejos, los àrboles y las casitas del cerro cercano”, puede acariciar “sus dos perros” y conversar con los demás sobre la “pelota, sobre sus deseos de aprender, de estudiar, que ahora podrán cumplirse por la vista recuperada y las oportunidades de las misiones”.

Su mamá quiere agradecerle a Chávez y a Fidel:

“Cuando nos dijeron que íbamos para Cuba me emocioné, yo no hallaba qué hacer, porque dejar cuatro niños para curar uno, es una decisión difícil, fue una decisión muy fuerte para mí. Como soy una persona de tan bajos recursos, le doy gracias a Fidel y a Chávez por la oportunidad de operar e mi hijo Samuel, y a Chávez le digo: que Dios te bendiga, que Dios te multiplique por todo el bien que le estàs haciendo a los pobres, porque es el primer Presidente que se preocupa en verdad por los pobres (…)”.

Una Misión Milagro Negro en Africa es un deber moral para todos los revolucionarios.

145427311-1e1dd3e4-3b3b-4160-9039-736e11b51962 La Organización Mundial por la Salud (OMS, por su sigla en inglés), recientemente ha declarado que en el medio de la población total que vive en Africa, el 15% son ciegos, el 8,3% son ipovedentes. Estos datos nos obligan a hacer algunas reflexiones y consideraciones sobre las misiones que los países a capitalismo más avanzado, como es la Italia, deberían desarrollar en su propria agenda politica. Sin embargo, lo que se plantea por parte de los países o instituciones como Italia, EE.UU y la Union Europea es la más completa indiferencia e incapacidad en el querer resolver de verdad dichos problemas. Lo que vemos es que a pesar de los recursos económicos que tienen dichos países e instituciones, se prefiere utilizar sus propios capitales en proyectos tecnológico-militares, con el intento de implementar la injerencia y el saqueo de las tierras y los pueblos de nuestra Madre Africa, cuando estos recursos podrían ser invertidos en proyectos médicos para sembrar la luz a los millones de “Samuel” en Africa.

Ahora bien, esto, finalmente, no es el caso de los Gobiernos revolucionarios de los países miembros del’ALBA-TCP y en lo especifico del gobierno cubano y venezolano, faros en la lucha por la vida en toda America latina y en Africa.

Cuba y Venezuela, a través del proyecto “Misión Milagro”, están brindando atención médica y bienestar a millones de personas en toda América Latina, en el Caribe y también en otros rincones del planeta. Hoy en dia, vemos como centenares de Brigadas Médicas Cubanas están brindando la màs alta y auténtica atención medica en muchas regiones de Africa. Así es el caso de las Brigadas Médicas Cubanas que lucharon en la Sierra Leon contra la enfermedad del Ebola, derrocándola definitivamente, a pesar del silencio “asordante” de la mayoría de los medios de información mundial, subalternos a la guerra mediàtica y psicològica llevada adelante por parte de EE.UU y con la intención de manipular la opinión publica internacional contra los Países miembros del’ALBA-TCP y en lo especìfico contra Cuba Venezuela, Ecuador y Bolivia. Ahora bien, el trabajo heròico de los médicos y los trabajadores de la salud cubanos en Sierra Leon no es algo de nuevo; pues que, nace por medio de una politica desarrollada hace mucho tiempo y que a pesar del sabotaje mediàtico, ningún periodista al servicio del imperio puede ocultar.

Estas misiones médicas que estan presentes en muchos países y regiones de todo nuestro planeta deberían recibir el Premio Nobel por la Paz.

“En octubre 2006, el gobierno de la Habana envió 2000 profesionales sanitarios en Pakistán, instalando 30 hospitales de campo que asistieron a màs de 1,5 millones de personas, luego del terremoto ocurrido en el país asiático. Luego del terremoto en Indonesia del 27 de mayo 2006, Cuba envió 135 médicos y una delegación que ayudó a 1000 pacientes al día en la Isla de Java, quedándose por un total de ocho meses. En diciembre 2007, Cuba celebró el alcanzar un millón de pacientes de la América Latina, Caribe y África que han recuperado o mejorado la vista gracias a la Operación Milagro, constituyendo un hecho único en la historia de la humanidad, gracias a la colaboración de los gobiernos revolucionarios de Cuba y Venezuela. El 20 de noviembre 2008, Cuba y Angola hicieron un acuerdo para la formación de oftalmólogos del país Africano bajo la instrucción de especialistas cubanos en el ámbito de la Operación Milagro”, según escribió Marinella Correggia.

La Misiòn Milagro, tiene como objetivo prestar atención médica a más de 50 millones de personas en todo el continente africano. Esta misión resulta ser un deber histórico y moral que todos los verdaderos revolucionarios que luchan por un mundo mejor, con paz y justicia social, deben cumplir como su proprio deber, para sanar, así, la deuda histórica que tenemos con los pueblos de Africa, debido a la así llamada acumulación originaria que el capitalismo europeo ha implementado a través de la explotación de los recursos naturales y humanos en Africa. Por eso la necesidad urgente de activar un proyecto politico, médico y social, en el marco de las nuevas triangulaciones y de la cooperación y amistad entres los pueblos de los países miembros del ALBA-TCP, de los movimientos sociales en Italia y con los pueblos trabajadores de Africa. Todo esto, con el objetivo de que estos últimos sean los que màs se puedan beneficiar de dicho proyecto. Así que, enhorabuena, el deber principal que nos espera como pueblo trabajador italiano, como movimientos sociales que respaldan al proyecto bolivariano y martiano de una Patria Grande , es de ponernos “rodilla en tierra”, como diría nuestro Comandante Eterno, Hugo Chavez, al servicio de dichas misiones medico-sociales, y que por cierto van hacia la construcción de un nuevo òrden mundial en el cual la paz, la justicia y la igualdad social deben representar las leyes de nuestro futuro, y donde la explotación del hombre sobre el hombre y la naturaleza sean borradas completamente de las relaciones sociales, políticas, económicas y financiaras del mundo. 62769-logonuevoanros 08.45.49Por eso, finalmente, ANROS Italia, a través de su presidente, Emilio Lambiase; con el auspicio politico y moral de la Embajada de la Republica Boivariana del Venezuela, y de su Embajador, el Dr. Julian Isaias Rodriguez Diaz y su Consejero Politico, el Dr. Alfredo Viloria; a través del auspicio del Consulado General de la Republica Bolivariana del Venezuela en Napoles y su Cònsul General, la Dra. Amarilys Gutierrez Graffe, han entregado al Primer Presidente Obrero de Nuestra América, el compañero Nicolas Maduro, el proyecto sobre la Misiòn “Milagro Negro”. Cabe destacar, sin duda, que dicho proyecto tiene su proprio antecedente en la visita que el compañero Presidente Nicolas Maduro diò en la Santa Sede, cuando en el pasado 17 de junio del 2013 fue recibido por parte del Papa Francisco y allá propuso a Bergoglio de hacerse parte de dicha misión. Desde aquel entonces el proyecto se ha desarrollado a través del trabajo de muchos activistas del movimiento de solidaridad y apoyo a la Revolución Bolivariana del Venezuela y el proyecto bolivariano y martiano de una Patria Grande latinoamericana. Todo esto también gracias,  al buen trabajo presente en el centro y sur de Italia, gracias a la articulación que se puso en marcha entre dichos movimientos populares y la diplomacia del pueblo llevada adelante por los dignos representantes de las instituciones diplomáticas de la Republica bolivariana de Venezuela presentes en Roma y en Nápoles, y que fueron capaces de construir un fuerte y heterogéneo bloque de fuerzas progresistas y revolucionarias, que por medio de proyectos de cooperación y de amistad entres los pueblos están dando una lección histórica y politica sobre lo que debería ser el internacionalismo; según como lo explican también Fidel, el Che y Chávez.

Objetivo común, a través de la proyección de la Misión Milagro en Africa es intentar acelerar las fuerzas progresivas hacia la construcción de un nuevo orden mundial, multipolar, multicultural, multicéntrico y multilateral, basado sobre el socialismo del siglo XXI, y que Chávez y los pueblos de Nuestra América definen como “nuestros socialismos”, destacando, así, la importancia que la Revolución no puede ser una “copia y calco” de otros procesos, si no obra genial y autentica que nace de las condiciones objetivas y subjetivas que se encuentran en cada país a nivel geografico y temporal.

Entres los propulsores de dicho proyecto en Italia, cabe mencionar la figura del Prof. Francesco Scelzo, Presidente del Movimento Apostòlico Ciegos (M.A.C.), que ha aceptado de partecipar en forma orgànica a este proyecto y de llevarle toda la experiencia desarrollada en Africa, en más de 40 años de trabajo social y asistencial entre las poblaciones africanas.

Il Venezuela ha sconfitto la fame perché è socialista!

Arreaza2Il vicepresidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela s’incontra con i movimenti popolari di sinistra in Italia, a latere della premiazione da parte della FAO dovuto al grande successo del paese sud americano nell’aver sconfitto completamente il problema della fame nel Paese. 

di Alessandro Pagani

Il Vicepresidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, il compagno Jorge Arreaza, ha tenuto un incontro nel Monte Sacro a Roma assieme ai movimenti politici e popolari italiani e nello specifico con la “Rete Caracas Chiama”, costituita da un eterogeneo blocco popolare di forze squisitamente di sinistra; nonché, riflesso di quella preziosa cristalleria politica che è la solidarietà e l’amicizia tra i popoli.  In questo incontro – accompagnato da una sottile pioggia  – Arreaza ha parlato del premio ricevuto dalla FAO per l’ottimo lavoro ottenuto dalla Repubblica Bolivariana del Venezuela nell’eliminazione della fame nel Paese e ha dialogato con i più degni rappresentanti dei movimenti popolari e rivoluzionari italiani. Ha lanciato, inoltre, l’appello a moltiplicare gli sforzi nella costruzione di un Fronte Internazionale di forze progressiste e rivoluzionarie in difesa della Rivoluzione Bolivariana; dinanzi ad una campagna mediatica che non pochi esperti definiscono come la guerra psicologica degli Stati Uniti contro il Venezuela bolivariano. 

“Sono venuto qua a Roma, in nome del Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, del Primo Presidente Operaio della nostra Grande Patria Latinoamericana, il compagno Nicolas Maduro, che vi saluta calorosamente; sono qui in nome del popolo venezuelano, di quel popolo lavoratore che oggi difende il processo rivoluzionario incominciato dal nostro Eterno Comandante Hugo Rafael Chavez Frias; sono qui perché la FAO, organizzazione facente parte delle Nazioni Unite, ha deciso di premiarci del più alto merito che un governo popolare e rivoluzionario possa ottenere: di aver eliminato il problema della fame nei tempi prefissati; ovvero, nel 2015. In realtà ci dovevano premiare da molto tempo prima, fin dal 2012, giacché tale metà l’abbiamo raggiunta proprio in quell’anno.”

Il Vicepresidente Arreaza ha rilevato che “tali risultati non sono nient’altro che il riflesso della politica interna impostata dal primo giorno dell’avvento al potere del governo rivoluzionario e socialista del Presidente Hugo Chávez, là dove sono state messe in moto non poche politiche economiche e sociali basate sullo sviluppo dei servizi di base; in difesa di quei diritti umani collettivi (e non individuali!) che sono – tra i tanti – il diritto a vivere in una casa dignitosa, a ricevere tre pasti al giorno, a poter lavorare dignitosamente, ad un servizio nazionale medico gratuito e di alto livello, ad un istruzione pubblica e gratuita per tutto il popolo venezuelano”

“Tutti questi traguardi e la premiazione alla FAO si deve non solo al Nostro Comandante Infinito Hugo Chávez e all’invitto popolo venezuelano, ma anche alla solidarietà dei popoli del mondo e in particolare del popolo cubano e del suo governo rivoluzionario; di Fidel e Raul, che con l’apporto di migliaia di lavoratori della salute e dell’educazione hanno contribuito fino ad oggi a rafforzare la nostra Resistenza popolare contro la guerra economica e le ingerenze di Washington”.

Il vicepresidente venezuelano, durante il suo incontro con i movimenti sociali italiani ha posto l’accento sull’’amicizia e la solidarietà tra i popoli e lo ha fatto in quello che – di certo – è un luogo sacro per il popolo venezuelano e per tutti quelli che lottano ogni giorno per la costruzione di un mondo basato sulla pace con giustizia ed eguaglianza sociale; verso il socialismo del XXI secolo. Proprio qui sul Monte Sacro, infatti, Simon Bolivar – di fronte al suo amico e maestro Simon Rodriguez – fece il suo giuramento romano nel 1805 nel quale ebbe a dire: «Giuro per il Dio dei miei genitori, giuro per il mio onore e per la mia Patria, che non darò riposo al mio braccio né pace alla mia anima finché non avrò rotto le catene che ci opprimono per volontà del potere spagnolo»  

“Voglio ringraziare l’invito a partecipare a tal evento così importante, che ha come obiettivo quello di rafforzare l’amicizia tra i popoli”, ha affermato il vicepresidente di fronte a centinaia di attivisti sociali giunti da ogni angolo della penisola italiana per dare il benvenuto a uno dei più alti rappresentanti della patria di Bolivar e Chávez. 

Nel suo emozionante discorso il vicepresidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, ha spiegato che per eliminare completamente la fame e la povertà nel pianeta è necessario moltiplicare i nostri sforzi nella costruzione di un mondo basato sulla solidarietà e l’amicizia tra i popoli e che, pertanto, bisogna essere consapevoli di quali sono i pericoli o i modelli (economici) che rappresentano il principale ostacolo a tale progetto.

In questo senso, ha segnalato come oggi non è il Venezuela della Rivoluzione Bolivariana a rappresentare una minaccia per gli Stati Uniti, ma che, semmai, proprio questi ultimi, a causa del loro modello economico e sociale – per la loro sete di consumare le risorse del pianeta – sono un pericolo per la stabilità della pace nel mondo e per l’esistenza stessa della specie umana. Per questo la necessità di rafforzare attraverso progetti politici e culturali l’amicizia tra i popoli – e in questo caso con il popolo italiano – con la ratio di svelare, così, le menzogne che i mezzi di comunicazione diffondono contro la Rivoluzione Bolivariana e mostrare ai popoli che lavorano in tutto il mondo che uscire dalla crisi imposta dalle banche e dai padroni è possibile. Che oltre al neoliberalismo e al capitalismo ci sarà ancora vita e che il modello economico e sociale per l’emancipazione dell’uomo si chiama: Socialismo.