Dall’Alleanza del Pacifico all’Accordo del Transpacifico: quali sono le prospettive per l’America Latina e i Caraibi?

AlleanzaPacificoPrima di cominciare ad analizzare la politica estera degli Stati Uniti del Nord America attraverso l’Alleanza del Pacifico e l’Accordo Transpacifico (TPP), è necessario analizzare la ratio con la quale gli USA, si sono inseriti all’interno della cosiddetta globalizzazione finanziaria con la pretesa di dirigerla. Sia Fukuyama con i suoi discorsi altisonanti di “esportazione della democrazia”, sia Huntington con la definizione fuorviante di “scontro tra civiltà”, non solo si sono fatti portavoce di concetti astratti o poco idonei per comprendere il mondo nel suo divenire, ma rappresentano anche un ostacolo al dialogo pacifico per la pace e l’amicizia tra i popoli.

 

Influenzati da siffatte concezioni, gli Stati Uniti si ritrovano, oggi, senza una strategia idonea ai nuovi tempi. Se da una parte cercano, infatti, di difendere, la loro posizione egemonica; d’altro canto, è anche vero che questi non hanno un piano credibile per diffondere il proprio ordine mondiale, giacché il sistema economico e finanziario capitalista è giunto ormai all’estremo.

Pertanto – secondo non pochi analisti e opinionisti – l’unica opzione che la Roma americana (secondo le categorie utilizzate allora dallo stesso José Marti per definire gli Stati Uniti), ha ancora a portata di mano, per recuperare il proprio dominio imperialista, sembra proprio che sia una guerra di tipo convenzionale. Ciò nonostante, l’idea di impantanarsi in un’altra guerra di lunga durata (in un nuovo Vietnam, per intenderci), assieme all’alto costo che questo provocherebbe, sono alcune delle ragioni per le quali gli Stati Uniti non si sono tuttora gettati in un intervento diretto e hanno preferito, invece, di provocare conflitti di tipo micro – regionali, dove a farne da padroni sono quegli squadroni paramilitari o quei governi allineati ai loro interessi.

Il principale problema che Washington ha da risolvere è che gli Stati Uniti non sanno cosa realmente potrebbe avvenire qualora si lanciassero in un conflitto armato e, nello specifico, contro chi dovrebbero utilizzare tutto il loro potenziale tecnologico e militare? Contro i Russi o i Cinesi? o contro entrambi? Ora, se è vero che gli strateghi militari del Pentagono sono una banda di criminali e terroristi che meriterebbero di essere trascinati di fronte alla Corte Penale Internazionale dell’AJA, d’altra parte, è altresì vero che costoro sono consapevoli che la Federazione Russa o la Repubblica Popolare cinese non sono affatto l’Irak, l’Afganistan o la Libia e che, pertanto, nell’epoca delle “guerre senza limiti”, una guerra ad alta intensità rappresenterebbe una scelta disastrosa per gli obiettivi di dominio imperialista del capitale. Portare il mondo ai limiti di una catastrofe nucleare, dissolverebbero in pochi secondi i profitti che si nascondono dietro a tutte le guerre di carattere imperialista che scoppiano e che – come ebbe a dire Lenin – sono orchestrate con il fine di saccheggiare le risorse naturali del Paese che è aggredito; ovvero, per distruggere e ricostruire le infrastrutture con i capitali delle proprie imprese transnazionali.

Insomma, una guerra termonucleare disintegrerebbe sia le risorse naturali e umane in pochi secondi, e il capitale non può permettersi questo, giacché il principale interesse non è di estinguere la specie umana (anche se talvolta sembra questa sia la loro tendenza predominante), bensì di sfruttarla, attraverso quello che Marx definì – correttamente – come “lavoro astratto”. Cosicché il Pentagono, di fronte a tale scenario, ha attuato la dottrina militare della guerra di “Quarta Generazione”; vale a dire, di una catena di guerre di tipo micro – regionale (vedi: Afganistan, Irak, Siria, Ucraina), e mai una guerra simmetrica, che provocherebbe senz’altro un intervento diretto di altre potenze militari come la Russia e Cina. Sicché, vediamo come la mancanza di una strategia bellica ben definita da parte degli USA – assieme al fatto di aver perso la leadership come prima economia del mondo: la Cina ha superato gli Stati Uniti da parecchio tempo – abbia messo in serio pericolo la sopravvivenza degli interessi nazionali statunitensi che sono, principalmente, quelli delle multinazionali transnazionali, della finanza, dell’industria tecnologica – militare e delle lobbie che decidono la politica interna ed estera di Washington. In questo senso va letto, da una parte, il colpo di Stato in Ucraina, dove gli Stati Uniti hanno sostenuto militarmente ed economicamente alle bande paramilitari neofasciste di “Settore Destro”; e dall’altra parte, la politica aggressiva portata avanti dagli stessi in tutto l’Emisfero Occidentale, contro i Paesi membri dell’ALBA-TCP, in generale, e Cuba, Venezuela ed Ecuador, nella fattispecie.

Ed ecco che, proprio per queste ragioni, vediamo come gli Stati Uniti sono sempre più propensi a svolgere il loro sguardo anche in quello che hanno sempre considerato come il loro “giardino di casa”: l’America Latina e i Caraibi. Questo per molteplici ragioni, tra queste vi è il fatto che l’America Latina rappresenta geograficamente il confine tra centro e periferia dell’Impero e che è assai ricca di tutte quelle risorse naturali utili ad alimentare quella stessa industria bellica statunitense che abbiamo menzionato.

Ora, questa politica imperialista si pone in essere quando vediamo come, per esempio, l’aquila fascista del Nord cerca di spezzare la consolidazione di alleanze strategicamente importanti per la realizzazione del sogno bolivariano e martiano di una Patria Grande in quella che José Martì ebbe a definire come “Nuestra América”; vale a dire: la creazione di una Confederazione di Repubbliche sovrane e indipendenti dagli Stati Uniti del Nord America. In questo senso, va analizzato lo sforzo degli USA di scardinare le nuove triangolazioni che si sono concretate all’interno di blocchi regionali tra i “Sud” del mondo; ovvero: la creazione di organismi internazionali come l’ALBA-TCP, l’UNASUR, la CELAC, i BRICS e il G77+la Cina. Ergo: per contrarrestare suddette istituzioni, Washington ha creato parallelamente altre organizzazioni micro – regionali come l’Alleanza del Pacifico tra Messico, Colombia, Perù e Chile e l’Accordo del Transpacifico nel sud est asiatico.

Per comprendere a fondo la politica degli Stati Uniti nella regione “Asia – Pacifico” e, quindi, anche in America Latina e nei Caraibi, è importante soffermarci ad analizzare il concetto di “sguardo verso il Pacifico”, o se preferiamo, “verso il Sud” e che vanno interpretati attraverso la genesi storico e politica delle relazioni interamericane; là dove risulta evidente un’evoluzione perversa e inquietante dei rapporti stessi. Ebbene, quando analizziamo la formazione degli Stati Uniti del Nord America, va ricordato che essi hanno sempre rivolto i loro interessi – il loro “sguardo” – in direzione del Pacifico (Asia) e verso il Sud (America Latina).

Una volta portato a termine il processo di “conquista del grande Ovest” – attraverso il genocidio delle popolazioni ancestrali nordamericane – e di saccheggio e occupazione di oltre metà del territorio messicano (California, Nuovo Messico, Colorado, Nevada, Texas, Florida, sono territorio messicani!), cominciarono a proiettarsi verso il Pacifico, mettendo in piedi una proiezione geopolitica e strategica che andava oltre il Pacifico: verso l’Asia. Insomma, se concentriamo le nostre ricerche verso la storia delle Relazioni Internazionali, dalla Dottrina Monroe fino al crollo dell’URSS, dagli anni Novanta del secolo passato fino a oggi; se analizziamo siffatte relazioni, vediamo come taluni progetti che sono stati sviluppati dopo la “fine” della guerra fredda, allorché si parlava già del ruolo da protagonista che in pochi anni avrebbe svolto la Cina, l’India e il Giappone nel campo delle relazioni commerciali, e quindi di come, concretamente, l’Asia e il Pacifico avrebbero rappresentato nei sogni imperialisti dei neo conservatori negli Stati Uniti, il “Nuovo Continente” dove l’aquila del Nord avrebbe dovuto svolgere il proprio sguardo, comprenderemo non poco l’insieme della politica estera della Casa Bianca di oggi.

Ed ecco che, proprio per questa ragione, gli USA hanno fabbricato a livello mediatico -fomentando la guerra psicologica come arma di tipo non convenzionale – i “Nuovi Nemici” della cosiddetta “democrazia” a stelle strisce e che sono rappresentati da quei Paesi che possono creare nuove geometrie (o triangolazioni) all’interno delle relazioni internazionali e, nello specifico, nell’asse Sud – Sud all’interno del “continente” Asia – Pacifico (America Latina, Cina e Russia). Trattasi, invero, di una “rivoluzione passiva” (secondo le categorie utilizzate da Antonio Gramsci), o se si preferisce, di una “controrivoluzione conservatrice” che gli Stati Uniti del Nord America stanno cercando di portare avanti a scapito del progetto di unità e integrazione latinoamericana e caraibica oggi in pieno sviluppo in tutto l’Emisfero Occidentale. Orbene, da quando è sorta suddetta Alleanza del Pacifico e svolgendo le nostre attenzioni agli attori che fanno parte di siffatta alleanza, è difficile non accorgersi che quattro dei Paesi membri sono rappresentati da Governi che avevano già firmato in precedenza accordi bilaterali di tipo economico e militare con Washington.

Nel campo economico, tutti avevano firmato il Trattato di Libero Commercio – il TLC – con gli Stati Uniti. A livello militare, questi avevano concordato di rinunciare alla propria giurisdizione territoriale in nome della cosiddetta (e mai attuata!) “guerra al narcotraffico”. Stiamo parlando – ovviamente – del Messico di Felipe Calderon, della Colombia, nel momento stesso che si era prodotto un “cambio” dovuto alle elezioni presidenziali tra Alvaro Uribe e Manuel Santos; quest’ultimo aveva firmato non pochi accordi di grande interesse per gli USA nel campo strategico – militare. Molti di questi accordi si consolidarono ancor di più in seguito al Vertice delle Americhe che si realizzò in Colombia nel 2011. Nel caso del Perù, nonostante il “cambio” di governo, e rammentando che l’iniziativa inizialmente fu di Alan Garcia, il Governo di Olanda Humala non fece nulla per invertire tale politica; anzi, la incrementò dandogli una parvenza legale e istituzionale. Anche in Cile con la vittoria della cosiddetta destra “moderata” cilena di Piñera al potere, furono firmati non solo taluni accordi militari, ma anche il già noto TLC con gli Stati Uniti. Scopo di tale politica statunitense – attraverso questi accordi raggiunti – era quella di porre le basi per un’ Alleanza del Pacifico come parte di un “nuovo” progetto di Egemonia Corazzata di Coercizione (secondo la definizione utilizzata da Antonio Gramsci), attuo a dividere e dominare l’Emisfero Occidentale, e per sfiancare – infine – gli sforzi di integrazione e unità latinoamericana; di costruzione di nuovi paradigmi verso la costruzione di un Nuovo Ordine Mondiale multipolare, multicentrico, multiculturale, che oggi sono all’ordine del giorno nelle discussioni dei movimenti sociali, dei governi e dei paesi che conformano istituzioni come l’ALBA-TCP, la UNASUR e la CELAC. Come se questo non bastasse, Barack Obama ha accettato di farsi portatore per quegli interessi nazionali quivi summenzionati; cioè, di portare a compimento la missione di costituire il Trattato del Trans Pacifico (TTP), là dove – guarda caso – i referenti latinoamericani sono gli stessi che già fanno parte dell’Alleanza del Pacifico. Mentre i Paesi asiatici soci degli Usa sono il Giappone, l’Indonesia e le Filippine. Invero, quando cerchiamo di analizzare in profondità la strategia militare degli Stati Uniti nell’Emisfero Occidentale, rappresentata dal “Gruppo di Santa Fe”, vediamo come questa si basi sul presupposto che le Forze Armate Nordamericane devono concentrarsi nell’area dell’ Asia – Pacifico”, attraverso il pretesto di appoggiare e proteggere i propri soci in quello che loro definiscono come “sicurezza degli interessi nazionali” in America Latina e nei Caraibi contro il narcotraffico.

Ciò nondimeno, ciò che in realtà gli Stati Uniti vogliono, non è debellare il traffico di droga, bensì di impossessarsi di quelle risorse naturali imprescindibili per il sostegno effettivo di tutto il loro macchinario economico – militare, che abbiamo già analizzato prima. Ora, non c’è dubbio che questi elementi assai preoccupanti, fanno pensare che quando vediamo che attraverso la guerra mediatica e psicologica si cerca di creare un nemico che, secondo la congiuntura può essere la Rivoluzione Bolivariana in Venezuela, la Rivoluzione Cubana o la Rivoluzione Cittadina in Ecuador, dietro vi è senz’altro una controffensiva imperialista e fascista per sgretolare e – infine – distruggere progetti come l’ALBA-TCP, la UNASUR e la CELAC; vale a dire: la libera e giusta emancipazione dei popoli dal giogo imperialista. In questo senso, vanno interpretate quelle politiche sempre più aggressive contro il Venezuela del Primo Presidente Operaio di “Nuestra América”, Nicolas Maduro e contro la Rivoluzione Cittadina in Ecuador; il blocco genocida contro Cuba socialista, la “Colombianizzazione” del Messico; il “golpe istituzionale” in Paraguay; la questione dei cosiddetti “fondos buitres” in Argentina e il colpo di Stato fascista in Honduras; il ritorno in auge della Quinta Flotta degli Stati Uniti e l’aumento della presenza militare statunitense in America Latina, attraverso la creazione di nuove basi militari nordamericane in Colombia e nella Triple Frontera tra Uruguay, Argentina e Paraguay; il subdolo tentativo (scartato dal Congresso e dalla Corte Suprema colombiana) di far entrare questo Paese nella NATO, rappresentano dei precedenti assai gravi e preoccupanti in una regione dichiarata da UNASUR come territorio di pace. Sicché nel mezzo di una crisi strutturale (e non congiunturale!) del sistema finanziario capitalista, dovuto principalmente dalla cosiddetta caduta (tendenziale) della tassa di profitto – che Marx spiega con precisione nel Capitale -, la Casa Bianca sta cercando di porre in essere una ristrutturazione delle proprie priorità geopolitiche verso “l’area Asia – Pacifico”, passando, finanche, per l’assoggettamento di quello che costoro definiscono, ancora, come il proprio “patio trasero”: l’America Latina e i Caraibi.

Le ragioni sono semplici, e se non basta quanto detto fino a ora – a rischio di essere ridondanti – è necessario sottolineare ancora che gli Stati Uniti abbisognano per alimentare il proprio sistema economico, finanziario e militare di dominio a livello mondiale dell’America Latina; là dove, la presenza di non poche risorse strategiche (minerali, acqua dolce, biodiversità e petrolio) rappresentano il sostegno di quello che molti analisti e opinionisti amano definire come “complesso tecnologico e militare nordamericano”. Ora, se dinanzi a tutto questo aggiungiamo l’importanza che la regione riveste a livello mondiale; se pensiamo che in America Latina siano presenti gli unici transiti e scali tra l’Atlantico e il Pacifico; se pensiamo che la Cina e la Russia stanno invertendo tutte le proprie energie nella realizzazione di un Grande Canale Interoceanico tra l’Atlantico e il Pacifico, come nella costruzione di un importante scalo industriale – marittimo nel porto de L’Avana (Cuba), comprendiamo, allora, l’ansia degli Stati Uniti di scardinare queste nuove triangolazioni tra i Paesi membri dell’ALBA-TCP la Russia e la Cina stessa attraverso l’incremento della guerra a bassa intensità in Venezuela.

D’altro canto, è altresì chiaro, pertanto, l’importanza da parte dei popoli lavoratori latinoamericani – se vogliono raggiungere il sogno bolivariano e martiano di una Patria Grande latinoamericana, verso la seconda e definitiva indipendenza, il loro impegno rivoluzionario deve passare attraverso il consolidamento di queste nuove relazioni internazionali, sulla base del rafforzamento dell’integrazione e dell’unità latinoamericana, che solo può avvenire attraverso una rottura rivoluzionaria del sistema capitalista e delle sue principali categorie – come la “legge del valore” nelle relazioni commerciali internazionali – verso un sistema basato sulla pace con giustizia sociale, su l’amicizia, la solidarietà e la cooperazione tra i popoli di tutto il mondo; primo passo per la costruzione dei “Nuestros socialismos” in America Latina e in tutto il mondo.

di Alessandro Pagani, storico e scrittore

Esclusivo per Cubadebate

Desde la Alianza del Pacifico hacia un acuerdo del Transpacifico.

1

Cuales perspectivas para America Latina y el Caribe? 

por Alessandro Pagani

Antes de analizar la politica exterior de EE.UU en America Latina mediante la Alianza del Pacifico y el Acuerdo Transpacifico (TPP, por su sigla en Inglés), es necesario analizar el marco conceptual con el cual EE.UU. han entrado en la globalización financiera con la pretesa de dirigirla. Tanto el Fukuyama con su “exportación de la democracia” como la definición de “choque de civilizaciones” de Huntington, resultarón ser completamente infructuosos en sus propias incapacidades de comprender el mundo y llevar a los argumentos de los demás como algo con que dialogar pacíficamente. Quemado por los hechos de estos dos pensamientos, los EE.UU. se quedaron sin ningún tipo de estrategia. Trataron de mantener su posición hegemónica, pero ya no tienen un plan creíble para su proprio orden mundial, ya que al parecer el sistema económico y financiero capitalista ha llegado al extremo. Por lo tanto, parece que por la Roma americana, la única alternativa para recuperar su dominio imperial podría ser una guerra. Sin embargo, la idea de empantanarse en otra guerra de larga duración (en un nuevo Vietnam) junto con el mayor costo que tendrían que soportar son las razón por la que todavía no hemos visto un intervención directa de EE.UU. El principal problema para los EE.UU., es que ellos no saben exactamente lo que va a suceder una vez armado el conflicto y, especialmente, contra quien tendrán que descargar su poder tecnológico y militar? Contra los rusos o los chinos? O contra ambos? los estrategas militares del Pentágono que si es cierto que son una banda de criminales y terroristas que merecían juzgados en la Corte Penal Internacional del Aja, también saben que la Federación de Rusia y la Republica Popular de China no son Irak, Afganistán o Libia y que en la era de las guerras no convencionales, seria un desastre para los objetivos de dominación imperiales del capital, llevar el mundo a una catástrofe nuclear, que ademas desolveria la posibilidad de aprovecharse de los intereses reales de cualquier guerra imperialista que – como diría Lenin – son hecha para saquear los recursos naturales de un país y para derrocar sus infraestructuras y luego reconstruirlas con los capitales de su propias impresas transnacionales. Una guerra termonuclear no solo desolveria los recursos naturales si no también la misma especie humana, y los capitalistas no tienen en sus propios intereses de Estado hacer desaparecer la especie humana (aunque si tal vez parece así!) si no de aprovechar de ella a travez de lo que Carlos Marx solía definir “trabajo abstracto”. Así que el Pentágono puse en marcha la doctrina militar de la guerra de “Cuarta Generación”  cruzada por guerras microregionales como las que tienen lugar en Ucrania o en Siria, pero nunca con una intervención directa por parte de EE.UU, que ademas causaría una reacción a la par por parte de otras grandes potencias militares como Rusia y China, dando lugar a algo de impreveible. Sin embargo, la faltanza de una fuerte estrategia de guerra de EE.UU., en paralelo con el hecho de haber perdido el papel de primera economía del mundo (China ha superado a los EE.UU. desde hace bastante tiempo) pone en serio peligro la sobreviviencia de los intereses de Estado norteamericanos. Así que por estas (y otras) razones EE.UU. fomentaron el golpe de Estado en Ucrania, apoyando militarmente y económicamente a los paramilitares fascistas de Sector Derecho. En este mismo sentido hay que colocar la politica agresiva contra America Latina, considerada desde el 1823 como su proprio “patio trasero”. Asimismo, parece que la águila fascista del Norte quiere derrumbar también la consolidación de alianzas estratégicamente muy importantes (por la realización del sueno bolivariano y martiano de una Patria Grande en Nuestra América) con China y Rusia, en el marco de organismos internacionales como el G77+China, la UNASUR, la CELAC,  el ALBA-TCP y los BRICS. Para contrarrestar estas instituciones, Estados Unidos crearon otras organizaciones regionales como la Alianza del Pacifico entre Mexico, Colombia, Perú y Chile y el Acuerdo Transpacifico. El concepto de la “mirada hacia el Pacifico”, y por ende “hacia el Sur” son conceptos bastante conocidos a nivel histórico  pero tal vez parece que han tenido una renovación y también una aceleración muy grave en los últimos años. Cuando se mira a la formación de los EE.UU, siempre se ubicaron con una mirada hacia el Pacifico (Asia) y hacia el Sur (America Latina). Una vez que completaron el proceso de “conquista del Oeste”, pasando sobretodo a través del genocidio de todos los pueblos ancestrales norteamericanos, y luego a través el despojo de más de la mitad del territorio mexicano, ya empezaron a tener una proyección hacia el Pacifico, dando pasos a una proyección geoestrategica y geopolítica más allá del Pacifico; en Asia. Ahora bien, si miramos a la historia de las relaciones interamericanas desde la Doctrina Monroe hasta la caída de la URSS, desde la década del Noventa del siglo pasado hasta hoy. Si hoy miramos a dichas relaciones veamos como proyectos que vienen desarollandose desde la fin de la guerra fría,  cuando ya se venia hablando sobre el nuevo papel protagónico de China, India y Japón en las relaciones comerciales, y donde se venia hablando por ende de como Asia-Pacifico iba a ser considerado como el “nuevo continente” del siglo XXI. Hoy en día en la politica de EE.UU se está creando la imagen que los “nuevos enemigos”  sean sin duda aquellos Países que pueden conformar nuevas geometrias (o triangulaciones) en las relaciones internacionales en el eje Asia-Pacifico y que pueden atentar contra la hegemonía estadounidense en el hemisferio occidental. En este sentido se puede entender la creación  por mando del presidente peruano Alan Garcia, de fundar una Alianza del Pacifico en medio de los acuerdos latinoamericanos. Una verdadera “revolución pasiva” (en el sentido de las categorías que solía utilizar Antonio Gramsci), o “revolución conservadora” en pleno desarrollo en la unidad latinoamericana y en la construcción de una Patria Grande latinoamericana. Desde cuando surgiò esta alianza del Pacifico y mirando sobretodo a los actores que conforman esta alianza llama mucho la atención que los cuatros gobiernos involucrados tenían todos políticas económicas y militares comunes con Estados Unidos. En lo económico  todos habían firmado el Tratado de Libre Comercio (TLC) con Estados Unidos. En lo militar, todos estos países tenían acuerdos bilaterales con EE.UU. Mexico, sobretodo, tenia un acuerdo bilateral con Estados Unidos en la “guerra al narcotraffico” y que había empezado el presidente de Mexico, Felipe Calderon. En el caso de Colombia, adonde había producido un “cambio” entre Alvaro Uribe y Manuel Santos, este ultimo había llegado a acuerdos muy importantes por Estados Unidos a nivel militar, muchos de los cuales se consolidaron aun mas en la Cumbre de las América que se hizo en Colombia en el 2011. En el caso de Perú  a pesar del cambio de gobierno, aunque si la iniciativa en el principio fue de Alan Garcia, el gobierno de Ollanta Humala le dio su continuidad. También en Chile con la llegada de la derecha “moderada” chilena de Pinera al poder se firmó el TLC con EE.UU y con acuerdo militares también. Desde aquel entonces se evaluó una Alianza del Pacifico como parte de un “nuevo” proyecto de hegemónia acorazada de coerción, divisorio y de dominación imperial en el hemisferio occidental y con la intención de derrocar – a travez de una “revolución pasiva” los esfuerzos de integración y unidad latinoamericana y de construcción de nuevos paradigmas hacia un Nuevo orden mundial multipolar, multicentrico, multicultural. Después de la Alianza del Pacifico, Barack Obama puse en marcha el proyecto de un Tratado Transpacifico y los referentes latinoamericanos de esas alianza son los mismos de la ya mencionada Alianza del pacifico, más algunos Países asiáticos socios de EE.UU. (Japón, Indonesia y Filipinas). Así que, cuando se mira más en la profundidad la estrategia militar de Estados Unidos para el hemisferio occidental divulgada por el “grupo de Santa Fe”, veamos como esta se basa sobre el sobrepuesto de que la Fuerzas Armadas norteamericana tienen que concentrarse en el Pacifico, a través el pretexto de apoyar a sus propios socios en un así mal llamado plan de seguridad en el Hemisferio Occidental. Sobre como se plantea esta estrategia norteamericana lo veamos por supuesto en Colombia. Bajo el subdolo pretexto de una seguridad en la región contra el narcotraffico, en realidad EE.UU intentan apoderarse de aquellos recursos naturales imprescindibles para el sustentamiento  de su maquinaria económico y militar. No cabe duda que todos estos son elementos muy preocupantes y hacen pensar que cuando veamos que a través la guerra mediática y psicológica se intenta crear un enemigo o también horrorizar la politica exterior de los BRICS o del ALBA, de Unasur, de la Celac, atrás hay una contraofensiva imperialista para aniquilar a los nuevos paradigmas que ya se pusieron en marcha en el campo de las nuevas triangolaciones internacionales. En este sentido, van colocadas, las políticas siempre mas agresivas contra los países del Alba-Tcp y en particular contra el gobierno bolivariano del presidente obrero Nicolas Maduro; el golpe de Estado en Honduras; la cuestión de los “fondos buitres” en Argentina; el golpe institucional en Paraguay; la “colombianizacion” de Mexico; el bloqueo economico, financiero y comercial contra Cuba Socialista; el regreso en auge de la Quinta Flota de los EE.UU.; la creación de nuevas bases militares norteamericanas en Colombia y el intento (descartado por el congreso colombiano) de hacer entrar el país andino en la OTAN son hechos muy graves y preocupantes. Así que en medio de una crisis estructural del sistema financiero capitalista, debido a la caída (tendencial) de su tasa de ganancia, Estados Unidos están replanteando su prioridad geopolíticas hacia el Pacifico, pasando por la dominación de lo que ellos consideran como su proprio “patio trasero”: America Latina y el Caribe. Las razones son sencillas: Estados Unidos necesitan para sostener su sistema económico  financiero y militar de dominación a nivel mundial de América Latina si pensamos a los minerales, el agua dulce, la biodiversidad, el petróleo  y muchos más recursos naturales, trascendentales por lo que le suele definir como el complejo militar y tecnologico norteamericano. Ahora bien, si a todo esto le agregamos la importancia de la región a nivel mundial; si pensamos que es en America Latina que hay los únicos tránsitos entre Atlántico y Pacifico; si pensamos que es  China que està invirtiendo para la construcción de un Gran Canal Interoceánico entre atlántico y pacifico y también  en la construcción de un gran Escalo Industrial Marítimo en el puerto de la Habana, entendemos la ansia de EE.UU de romper con estas nuevas triangolaciones entre los países miembros del Alba-Tcp con China y Rusia y por ende, la importancia para los pueblos latinoamericanos – si quieren lograr por fin el sueño de la Patria Grande y de una segunda y definitiva independencia desde EE.UU – de consolidar aun más dichas nuevas triangulaciones en el marco de la unidad latinoamericana y de un proyecto de ruptura revolucionaria del sistema capitalista hacia un sistema que se base en el “buen vivir” entres los pueblos y la justicia social y que solo en el Socialismo se puede lograr.